Articoli dal Agosto 2008 ↓

Rete di vendita e campagne di web marketing: ma dov’è questa crisi?

Altro caso preso direttamente dall’esperienza sul campo.

Immagina la situazione: azienda di prodotti tessili (abbigliamento) che cerca di imporre un nuovo brand attraverso una rete vendita nazionale composta da agenti plurimandatari.

Periodo di crisi dei consumi: i venditori, anche quelli bravi, non riescono ad arrivare ai budget fissati con le aziende più note e, fino a questo momento, stravendute…

Secondo te c’è qualche possibilità che, una volta dentro al negozio cliente, abbiano voglia di piazzare i prodotti con il nuovo brand?

E soprattutto che il cliente abbia voglia di scommettere sul nuovo brand, con gli scaffali ancora pieni dei prodotti top seller?

No, vero… ed infatti questo è quello che accade nella maggior parte dei casi!

Adesso però immagina la stessa azienda che questa volta si affida ad una campagna di lead generation nel web per trovare potenziali rivenditori dei propri prodotti.

Una volta ottenuti i contatti, li gira ai propri agenti che, ora su specifica richiesta dei clienti, hanno non solo la possibilità, ma il dovere di presentare prioritariamente il nuovo brand, quello per cui sono stati chiamati.

Risultato? Azienda felice, venditori motivati, clienti soddisfatti.

Se non fosse un caso reale penserei: “Troppo bello per essere vero!”.

Le dimensioni non contano

Fermi tutti… sto parlando di aziende, ok?

Oggi infatti volevo rispondere ad una curiosa richiesta che mi è arrivata via mail pochi giorni fa.

I passaggi fondamentali sono questi:

… ho un’azienda che produce prodotti alimentari tipici…
… credo di avere buone possibilità di vendere in tutta Italia i miei prodotti a vari rivenditori / ristoratori…
… in pratica, Matteo, mi stavo chiedendo se la mia non è una realtà troppo piccola per una campagna di web marketing come quelle che fate voi…
… ho paura che la gente, trovando una campagna ben fatta in internet, resti poi delusa dal fatto che non siamo una realtà molto grande…
… io non ho una centralinista, e al telefono rispondo direttamente io…

Ringrazio Arturo per darmi modo di rispondere a quello che, secondo me, è un aspetto importante dell’atteggiamento commerciale più proficuo da mantenere con i contatti che provengono dal web.

Una delle cose che abbiamo imparato in questi anni, è che nel web più che in altri canali di comunicazione, dipingersi per ciò che non si è non ha senso.

Soprattutto rispetto alle effettive dimensioni della propria organizzazione.

A parte un discorso di etica ed onestà, il motivo più importante secondo me è che, anzi, ogni nostra peculiarità, espressa per quella che è, può far gioco direttamente in termini di ritorni della campagna.

Ad esempio abbiamo visto che da internet le persone si aspettano sempre di ricavare contatti più diretti e con meno filtri “burocratici”, anche nel b2b.

Quindi il titolare che risponde alle mail o al telefono di persona (e celermente!) non dipinge un quadro avvilente di un imprenditore poco impegnato.

Semmai, invece, di una persona che ha capito esattamente quale importanza dare ai contatti che gli arrivano dal web.

In un gran numero di casi poi, le persone si aspettano di trovare in rete proprio ciò che non riescono a attraverso gli altri mezzi di comunicazione.

Questo, significa che spesso sono molto ben disposte verso quelle realtà aziendali, anche piccole o piccolissime, che offrono un servizio magari molto specifico, che non potrebbero ottenere visibilità se non attraverso il web.

Il caso dei prodotti alimentari tipici è, da questo punto di vista, fin troppo significativo, ma lo stesso discorso vale per moltissimi altri casi, dalla consulenza a prodotti semi-artigianali o molto di nicchia.

Insomma: se siamo piccoli meglio raccontarci per quello che siamo, e anzi, farne uno dei nostri punti di forza.

Non come quel mio amico che aveva un’azienda che faceva assistenza ad una particolare marca di fotocopiatrici per ufficio…

Lui aveva un’unica auto di servizio, a cui però, ogni volta che andava da un cliente, cambiava il numero “di flotta” sulla fiancata, per far vedere che aveva a disposizione molte auto aziendali!

Fino a quando è andato da un cliente che ha notato che il numero di targa era sempre lo stesso!

Due sistemi per centuplicare il valore di un potenziale cliente web

In questi anni molte volte ci sono capitate delle richieste di consulenza da parte di aziende che ci chiedevano di trovare un sistema per commercializzare i propri prodotti attraverso il web.

In pochissimi casi abbiamo consigliato di affrontare un progetto di e-commerce propriamente detto, e le pricipali motivazioni erano sempre le stesse:

1. prodotti a basso costo, o a basso margine unitario
2. prodotti eccessivamente costosi per una transazione online
3. prodotti poco conosciuti e poco cercati dai potenziali acquirenti
4. troppe complessità a livello logistico e gestionale
5. difficoltà di un nuovo player di acquisire da subito credibilità

Malgrado tutto ciò, in moltissimi casi siamo riusciti a generare per le aziende nostre clienti fatturati di tutto rispetto, dalla vendita degli stessi prodotti, semplicemente attraverso un cambio di strategia.

Centuplicando, di fatto, il valore di ogni singolo cliente web.

Ecco come:

Il primo sistema è quello di riformulare l’offerta per renderla adatta all’ingrosso piuttosto che al dettaglio.

Sull’argomento tempo fa avevo scritto anche questo post.

Nel caso di prodotti a basso costo, ad esempio, può essere più proficuo cercare attraverso internet dei rivenditori dei propri prodotti, piuttosto che dei semplici acquirenti del singolo pezzo.

I vantaggi in questo caso sono duplici: da un lato la semplificazione dell’aspetto logistico e gestionale (ad esempio non cento spedizioni da un pezzo, ma 1 da cento pezzi), dall’altro la possibilità più concreta di poter puntare sugli acquisti ripetuti.

Senza contare poi che, normalmente, nel mercato all’ingrosso sul web si incontra molta meno concorrenza.

L’altro sistema per centuplicare il valore del potenziale cliente web è quello di strutturare la nostra offerta in modo simile a quella di un franchising o dei così detti “business in a box”.

Si tratta, tra l’altro, di un approccio adatto non solo nel caso di prodotti, ma anche di servizi.

Da specificare che non occorre arrivare ad un progetto franchising vero e proprio, molto spesso troppo impegnativo.

Anche su questo argomento tempo fa avevo scritto un post.

In questo caso la centuplicazione del valore del cliente deriva adirittura da due fattori.

Infatti, oltre alla possibilità di vendere i prodotti agli “affiliati”, in questo caso c’è anche la possibilità di valorizzare la cessione del know how, l’utilizzo del brand e quant’altro.

La cosa interessante è che queste tecniche, particolarmente adatte nel caso dei prodotti al punto 1. dell’elenco sopra riportato, non solo non hanno controindicazioni, ma anzi spesso risolvono anche gli ulteriori quattro punti segnalati come problematici.

Nei giorni scorsi, abbiamo pubblicato in VenditeWeb un video che parla proprio di questi argomenti, con la spiegazione dei nostri casi concreti in vari settori (ingrosso e simil-franchising di prodotti poco costosi, ingrosso di prodotti pregiati, franchising servizi, ecc.).

Il commerciale pigro

Ormai potrei scrivere un libro sulle obiezioni più comuni alle metodologie di web marketing da noi proposte.

L’ultima è di qualche giorno fa.

Mi è giunta via mai, in vacanza, e sinceramente non l’avevo ancora sentita.

Era di un potenziale cliente, che rispondeva ad una mia mail di follow up dopo una giornata di consulenza che avevamo avuto a fine Luglio.

Riassumendo, questo imprenditore si diceva preoccupato che un sistema di vendita ed acquisizione di contatti commerciali come quello che gli avevamo prospettato potesse rendere pigri i suoi commerciali.

Mi spiegava che il sistema di acquisizione di nuovi clienti più proficuo che aveva testato negli anni, era quello di far visitare ai suoi venditori più fiere possibili, proponendo i propri prodotti alle aziende espositrici.

Inutile dire che l’azienda in questione offre un prodotto molto adatto per l’appunto ad aziende che vanno in fiera.

Comunque, quello che lui aveva pensato era che, se il sistema fosse riuscito a garantire un flusso costante di potenziali clienti interessati, i suoi commerciali non avrebbero seguito più così assiduamente le fiere.

Troppo comodo ricevere le richieste da parte di aziende interessate direttamente via mail.

La controindicazione maggiore a tutto ciò sarebbe stata, secondo lui, la progressiva perdita del polso del mercato, vivendo in una specie di realtà parallela.

Essendo un obiezione nuova, ci ho pensato un pò su, e devo dire che non mi sono formato ancora un’opinione definitiva in merito.

Certamente la prima cosa che mi viene da pensare è: “Avercene di questi problemi…”.

Tuttavia, l’argomento merita anche delle considerazioni più serie.

Anzitutto il fatto che l’azienda che si affida ad un servizio di lead generation sul web, è bene che lo faccia con la consapevolezza di poter creare un volano fondamentale per stimolare le vendite nei confronti di nuovi clienti.

Questa deve essere percepita come opportunità e non come minaccia al modello di business consolidato, ne alla politica commerciale in genere.

Per quanto riguarda l’atteggiamento dei commerciali, non so se possa essere vera la considerazione sulla “progressiva perdita del polso del mercato”.

In sostanza credo che non si tratti di perdere il contatto con la realtà, ma di acquisire semmai una sensibilità nuova e diversa, di una realtà economica nuova e diversa.

Senza contare poi che qui non si sta parlando di e-commerce, e che quindi i contatti commerciali vanno seguiti e chiusi al di fuori del web.

Forse, per scrollarsi di dosso i dubbi relativi al possibile “rammollimento” dei venditori che hanno a disposizione un efficace sistema di acquisizione contatti commerciali, è necessario ripensare dalle basi il concetto di venditore (come suggerivo in questo post).

Slegarsi cioè dalla classica immagine del venditore lupo solitario che da uno spiraglio in una porta del pollaio riesce ad intrufolarsi ed ad azzannare una gallina.

Per arrivare ad una visione più professionale della figura del venditore: quella di un esperto del prodotto o servizio che deve offrire ai potenziali clienti.

Anche se sono i clienti a chiamarlo, anche se ha la “pancia piena”!

Un problema, due trucchi!

Oggi vorrei parlare di un problema che qualche volta capita di dover affrontare nelle campagne di lead generation indicando due dei trucchi che utilizziamo per risolverlo.

Che fare quando il prodotto o servizio che vogliamo proporre tramite una campagna di web marketing viene cercato da poche persone attraverso i motori di ricerca?

E’ un problema che molti mercati possono avere, soprattutto quelli di prodotti e servizi con una chiara connotazione b2b.

L’argomento mi sta molto a cuore per vari motivi.

Innanzitutto perchè, per esperienza, ho visto che l’impatto con questo problema è uno dei principali motivi di disincanto per le persone che si lasciano entusiasmare dalle potenzialità di internet come strumento per acquisire contatti commerciali.

Infatti, quando le persone scoprono metodologie come quelle di cui parlo in questo blog e ne restano ben impressionate, cominciano ad immaginarsi come applicarle nel loro caso concreto.

Quasi tutti tuttavia danno per scontato che il prodotto o servizio che intendono offrire, venga cercato con regolarità dalle persone interessate, attraverso i motori di ricerca.

In realtà spesso non è così, e ciò provoca in loro una forte delusione: a quel punto decidono semplicemente che internet non fa per loro, e cambiano strategia.

E qui arrivo all’altro motivo per cui questo argomento mi sta molto a cuore.

A me e Nicola, infatti, è capitato di avere grandi soddisfazioni professionali, in termini di campagne di successo, proprio in settori relativamente di nicchia, con un traffico non elevatissimo.

Per quale motivo?

Perchè abbiamo visto che in questi mercati, con un’offerta di elevato importo unitario, è possibile conseguire risultati importanti, con budget molto ridotti.

E’ in questi casi, dove cioè è scarso il traffico ottenibile dalle keywords più “facili” relative al prodotto o servizio proposto, che una buona metodologia di creazione e gestione della campagna può davvero fare la differenza.

Quali sono i segreti per creare una campagna di successo partendo da poche ricerche specifiche?

Ecco due dei trucchi più interessanti:

“Cerca di raggiungere gli interessanti che ancora non sanno di esserlo”

in questo caso si utilizzano delle tecniche per generare traffico da mercati adiacenti a quello in cui vogliamo collocare la nostra offerta, provando ad interessare quelle persone che non hanno cercato il nostro prodotto o servizio magari semplicemente perchè non ne conoscono l’esistenza!

“Concentrati sul problema e non sul prodotto”

ossia, prova a generare traffico non tanto concentrandoti sulle keywords direttamente abbinate al prodotto, quanto sul problema e quindi sul beneficio che il prodotto stesso può apportare a chi effettua la ricerca.

Un’esempio banale ma chiaro?
Poche persone cercano “sigarette alle erbe”, mentre tantissime cercano “smettere di fumare”.

Questi due piccoli accorgimenti, insieme ad altre accortezze relative alla comunicazione ed alla fase di strutturazione dell’offerta, possono far scoprire in internet delle piccole miniere d’oro ancora inesporate.

Ossia dei mercati, magari con scarso traffico, ma anche con scarsa concorrenza e con un valore molto alto del cliente acquisito.

Su questo argomento Nicola ha pubblicato da pochi giorni un video all’interno di VenditeWeb.

Il video è interessante perchè spiega sia come trovare il modo di aumentare il traffico delle campagne in questi settori, sia perchè mostra degli esempi concreti di campagne da noi realizzate.

A breve tornerò sull’argomento con un altro post.

“Clienti buoni” e “clienti cattivi”

Una settimana fa mi ha scritto un nostro ex cliente che ha un’azienda che vende prodotti per l’ufficio.

Era una di quelle mail di sfogo sulla situazine del proprio business, che ogni tanto ognuno di noi scrive non alle persone con si hanno dei rapporti quotidiani, ma a quelle che si sentono raramente, in modo da sentir meno la pressione del giudizio…

In questa mail, tra le altre cose, mi parlava della sua concezione di “cliente buono” e “cliente cattivo”.

Come per tutti gli imprenditori, il ritratto del suo “buon cliente” era quello di una persona o azienda che:

1. Capisce il valore del prodotto o servizio proposto;
2. E’ corretta in sede di trattativa commerciale;
3. Non chiede sconti;
4. Paga puntualmente;
5. Si fidelizza all’azienda.

Viceversa, mi descriveva il cattivo cliente come quello che:

1. Pur capendo il valore del bene che sta acquistando comunica al venditore un senso quasi di repulsione;
2. Cerca di usare tutte le astuzie per indirizzare la trattativa commerciale in modo a lui favorevole;
3. Contratta sul prezzo e su ogni condizione economica in cui sente vacillare il veditore;
4. Non paga o paga in ritardo;
5. Non si fidelizza all’azienda.

Io dopo un pò gli ho risposto provocatoriamente con una mail che aveva come oggetto: “Ho trovato la soluzione per te…”.

Nel corpo della mail ho scritto:

Lavora solo con i clienti buoni!

Quando l’ha vista ovviamente mi ha chiamato un pò alterato: credeva che lo prendessi in giro.

Invece io facevo sul serio: gli ho spiegato che il suo problema era quello di non essersi creato la possibilità di scelta tra i propri potenziali clienti.

Questo perchè stava utilizzando il sistema di vendita che Nicola chiama “dell’aspirapolvere” (ad esempio in questo post ne parlava in riferimento ai professionisti).

Quindi, in sostanza, si esponeva al rischio, sempre più alto in questo periodo, di imbattersi in una percentuale troppo elevata di cattivi clienti.

Poi gli ho detto che secondo me la vera distinzione non deve essere fatta tra clienti, ma tra sistemi.

In pratica, a mio modo di vedere, lui non ottiene soddisfazioni commerciali adeguate perchè

il suo sistema di vendita è meno forte del sistema d’acquisto di alcuni dei suoi clienti!

Ecco due aspetti secondo me essenziali, che sono poi quelli alla base anche di Vendite Web.

Riuscire a generare un flusso costante di richieste da parte di potenziali clienti interessati ai nostri prodotti o servizi, tra le quali poi poter compiere una scrematura, confortati dal fatto che dopo quelle richieste, altre ne arriveranno.

Riuscire a creare un sistema commerciale che dia più forza alla nostra offerta, influenzando il potenziale cliente, e predeterminando in lui una propensione ad acquistare presso di noi.

Alla fine il mio ex cliente ha acquistato Vendite Web.

Mi ha detto che se funziona per la sua azienda, pretende di essere citato come testimonial, perchè si sente un caso disperato!

Io non credo molto ai testimonials (abbiamo scelto di non utilizzarli), ma vi terrò informati…