Richieste di preventivo come tranci di pizza

Come cambiano i prodotti quando aumenta la concorrenza?

Dipende ovviamente dal mercato, dal prodotto e dal tipo di concorrenza: tuttavia è anche vero che le aziende spesso hanno delle reazioni molto simili a prescindere da tutte le variabili dette.

Parlando nel concreto, ecco cosa sta succedendo nel nostro mercato, ossia quello della fornitura ad aziende di vari settori, di richieste di preventivo reperite in internet.

Già da qualche tempo la concorrenza sta aumentando.

Ci sono concorrenti che sono aziende strutturate, con progetti di lungo periodo, e concorrenti più improvvisati, che avendo studiato il modello di business direttamente in rete, cercano di replicarlo.

Se vogliamo, questa è una situazione abbastanza tipica del web, dove di solito si può avere velocemente idea di come copiare un concorrente, e le barriere all’entrata sono generalmente basse.

La concorrenza di basso livello di solito si auto elimina nel giro di qualche mese, magari quando le persone che hanno creato il progetto si scontrano con le vere complessità del business, che sono molto spesso percepibili solo quando lo si vede “da dietro le quinte”.

Comunque sia, nel nostro settore l’aumento della concorrenza ha portato con se un effetto molto evidente: l’aumento del costo di produzione del nostro prodotto.

Ossia l’aumento dei nostri costi per “produrre” una richiesta di preventivo.

E qui entrano in gioco i tranci di pizza…

Si, perchè gli operatori del nostro mercato hanno reagito come i gestori di un’attività di pizza al taglio.

Qualcuno ha pensato di mettere in atto la reazione più istintiva, che di solito è propria delle aziende senza una strategia definita: hanno abbassato i prezzi del trancio di pizza.

Non per tutti i tranci e per sempre, ma per un periodo iniziale (di solito 3 mesi), del proprio rapporto con il cliente appena acquisito.

Del resto, tutti i pizzaioli come noi conoscono dei sistemi per abbassare i prezzi senza rimetterci troppo: basta magari sostituire qualche ingrediente della pizza con qualcun altro di qualità minore.

Tradotto in termini web: basta magari discriminare meno sulle richieste che si inviano al cliente, abbasandone un po’ la qualità e di conseguenza il costo.

La mia domanda da pizzaiolo è: siamo sicuri che i clienti che pur acquisirai in questo modo, dopo tre mesi abbiano ancora voglia di pizza, se in questo periodo hanno mangiato una pizza meno buona di quella che potervi offrirgli?

La seconda reazione che mi è capitata di vedere è un po’ più raffinata, se vogliamo: invece di abbassare il prezzo del trancio di pizza, ne abbasso il valore.

In che senso? Se prima da una pizza ne ricavavo 3 fette, adesso dalla stessa ne ricavo 5 (numeri “assolutamente casuali”, si intende…).

Ossia, quel prodotto che, a quel prezzo, veniva venduto a 3 clienti, adesso lo vendo a 5 clienti.

In questo caso credo che il parallelo con il nostro settore non serva, vero?

Comunque, in questo caso le domande sono due: siamo sicuri che tutti i tuoi clienti siano informati e soprattutto siano d’accordo con questa tua novità? Non è che, soprattutto i clienti che erano abituati ad una certa porzione, escano dal tuo locale con un senso di fame?

Non che siano domande a cui dare risposta sia facile.

Tuttavia, da “pizzaiolo con anni di esperienza”, posso dire che nel mio settore molto spesso ho visto che la vera differenza non è nelle risposte, ma nel fatto che un’azienda sia in grado o meno di porsele, quelle domande.

Per finire il discorso, forse potresti essere curioso di sapere cosa abbiamo fatto noi nella nostra “pizzeria”.

Beh, noi come già detto qui, abbiamo da un lato creduto che valesse la pena investire nella qualità del singolo trancio di pizza.

Dall’altro, sempre a parità di prezzi del singolo trancio, abbiamo pensato di predisporre nella nostra pizzeria una serie di servizi aggiuntivi.

Su questi ultimi non posso ancora anticiparti nulla, ma nei prossimi mesi sicuramente avvremo modo di parlarne.

Nel frattempo, buon appetito!

  • http://www.facebook.com/gpolle Gianluca Pollesel

    Ciao Matteo.
    Oh, come ti capisco!
    Pensa che io che faccio il pasticcere ho lo stesso problema. 
    Anzi, ne ho due, fondamentalmente.

    Da una parte chi invece di fare il pasticcere fa il pasticcione, e quindi propone al cliente una cosa dolce ma senza forma, colore, gusto e qualità, of course, degli ingredienti di molti più scadenti.
    Dall’altra il cliente che pensa di sapere fare dei raffinati pasticcini in casa e poi si ritrova a dover costruire una torta nuziale a 4 piani perchè non ha fatto le debite valutazioni iniziali.

    L’epoca in cui viviamo è decisamente complessa per cui sebbene le barriere all’accesso a determinate professioni sembrino basse e facili da saltare è esattamente il contrario. Questa è l’epoca della conoscenza e trasmettere conoscenza come markup aziendale vuol dire studio e dedizione costante, non improvvisazione.

    Grazie dell’assist, Matteo.

    Gianluca

  • http://www.l4news.com Matteo Ravagnan

    Gianluca: “Questa è l’epoca della conoscenza e trasmettere conoscenza come markup aziendale vuol dire studio e dedizione costante, non improvvisazione” credo che potrei farmelo tatuare…

  • Massimo Bruscaglin

    ..mi associo nel confermarvi che il livello qualitativo che voi state apportando vi contraddistingue con la concorrenza, ne ho provato di persona la scarsa qualità del servizio.
    Continuate a fare poche pizze ma buone, in attesa di valutare le novità che attiverete, saluto cordialmente
    Massimo Bruscaglin

  • Massimo Bruscaglin

    ..mi associo nel confermarvi che il livello qualitativo che voi state apportando vi contraddistingue con la concorrenza, ne ho provato di persona la scarsa qualità del servizio.
    Continuate a fare poche pizze ma buone, in attesa di valutare le novità che attiverete, saluto cordialmente
    Massimo Bruscaglin

  • G Brosadola

    ciò che fanno tutti, non vale niente: è inutile accanirsi.
    Bisogna “seminare” conoscenza prima di voler mietere e promuovere valore, non semplici, indifferenziate e generiche proposte.
    Siamo sempre disponibili a parlarne.
    Cordiali saluti

  • G Brosadola

    ciò che fanno tutti, non vale niente: è inutile accanirsi.
    Bisogna “seminare” conoscenza prima di voler mietere e promuovere valore, non semplici, indifferenziate e generiche proposte.
    Siamo sempre disponibili a parlarne.
    Cordiali saluti

  • Gianfranco

    ci sono due problemi per rendere efficace il servizio di generazione dei leads:il primo è di poter filtrare i curiosi ed i perditempo(la cosa si potrebbe risolvere inserendo sul portale un piccolo programma che calcola approssimativamente la resa di un impianto);il secondo,sempre al fine di selezionare quelli seriamente interessati in un arco temporale max 3 mesi,di mettere un prezzo per ricevere il preventivo che comunque all’azienda costa,che verrà recuperato se poi fa l’ordine.Parlo di una cifra simbolica(tipo 50-100€)che il cliente stanzia per fare la sua ricerca di mercato.

  • Scuola delle Rinnovabili

    Gentile Matteo, il servizio offerto dalla Lemonfour è eccellente, la qualità del vostro lavoro e del vostro impegno si vede anche da fuori.
     
    Purtroppo una parte della responsabilità delle difficoltà del settore sono da attribuire al Governo che ha cambiato le regole e gli incentivi in corso d’opera e non comunica adeguatamente le possibilità di investimento. E una parte è dei cittadini (anche operatori del settore) che -giustamente- non riescono a star dietro alle continue modifiche normative.
     
    Per questo, a Pisa, è nata la prima Scuola delle Rinnovabili che organizza corsi di aggiornamento sia per installatori che per cittadini comuni. Il prossimo corso sarà a settembre: http://www.scuoladellerinnovabili.it/scuola/index
     
    Chi deve investire in questo genere di nuove tecnologie, che spesso sono ad alto rendimento ma dall’investimento iniziale elevato, ha bisogno di maggiore formazione, anche per sentirsi rassicurato e investire con più tranquillità.
     
    La scuola delle Rinnovabili è più anziana rispetto al vostro portale (ha infatti oltre 26 mesi di vita, diverse edizioni alle spalle e centinaia di cittadini e operatori formati sino a ora), pur essendo un’organizzazione giovane e dinamica.
     
    Crediamo che anche la nostra iniziativa sia necessaria per aumentare il mercato e trasformare le “manifestazioni d’interesse” in contratti veri e propri. Per questo ci piacerebbe collaborare con voi e con tutte le imprese che aderiscono al vostro portale. Vi invitiamo a contattarci su info@scuoladellerinnovabili.it anche per esporvi delle idee di collaborazione e integrazione dei due progetti.
     
     
     

  • Luca

    Ciao Matteo
    confermo che sta accadendo questo.
    Altri concorrenti stanno cambiando le regole in corsa e senza avvertirti, vendendo i tuoi nominativi al miglior offerente all’asta (o meglio alla grande azienda  che sta entrando ora in questa modalità  ma che è piena  di soldi e quindi non ha problemi a sborsare il doppio o il triplo)  (e senza nemmeno dare a te la possibilità di fare una offerta) , oppure vendendoti nominativi di 6 mesi fa, girando lo stesso nomiativo non a 5 ma a 10 o più aziende ..tanto che i clienti dicono..ehi ma avevo chiesto 2 o 3 preventvi mi avete chiamato in 20 in 2 giorni !basta! per favore basta !… è un assedio..

    …e tu che lavori come un dannato con una concorrenza folle tanto che lavori sul “pari e patta..se non ci sono sorprese” e su 100 nominativi riesci a portare a casa 1 o 2  contratti  ti trovi a dipendere da qualcuno che ”ti tiene per le p…” per portare a casa il pane..non è una bella sensazione 

    ….se voi riuscirtete a comprtarvi in modo più corretto ed etico nel tempo ne sarete ripagati

    Luca

  • Matteo Ravagnan

    Ciao Luca, grazie per la tua testimonianza.
    Devo dire che il mio attuale problema non è certo squalificare la concorrenza, perchè sono convinto che, come dici te, la correttezza e la serietà comunque paghino, nel medio lungo periodo.
    Quello che non vorrei è che queste pratiche scorrette, che le aziende nostre clienti ci segnalano ogni giorno, mettano in cattiva luce il nostro settore, che potenzialmente rappresenta una grossa opportunità per tutti, essendo tra i migliori canali possibili di acquisizione di nuovi clienti. 

  • Giovanni

    n che senso? Se prima da una pizza ne ricavavo 3 fette, adesso dalla stessa ne ricavo 5 (numeri “assolutamente casuali”, si intende…).
    Tutto l’articolo è decisamente interessante. Peccato che evitate di far notare come dalla vostra pizza i tranci che ricavate sono 4.. ora.. non è che ci sia questa grande differenza

  • http://www.l4news.com Matteo Ravagnan

    Ciao Giovanni, i nostri clienti sanno che la nostra pizza viene divisa al massimo per 4, e tra l’altro sanno anche a chi vanno gli altri 3 pezzi. Quello che ho scritto nell’articolo, invece, è che qualcuno ha deciso di punto in bianco di dividere la pizza non più per 3, ma per 5. Credo che la differenza ci sia…