Parla per te

Qualche giorno fa questa mia intervista su argomento Ebay e web marketing è finita in prima pagina LineaEdpPmi.

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Era un’intervista scritta bene, con ironia e la giusta leggerezza, e toccava con buona precisione i temi essenziali che avevamo affrontato con il giornalista (Pino Fondati), nel corso della nostra chiacchierata telefonica.

Il sito in questione fa parte della “galassia” de IlSole24Ore, e mi da l’idea che abbia un buon numero di lettori.

In effetti un primo riscontro l’ho avuto dalle statistiche di accesso al blog, che hanno registrato un qualche aumento.

Ma il riscontro più diretto è stato il maggior numero di telefonate qui in sede, alcune fatte da aziende che dicevano espressamente di aver letto l’articolo.

Bene, dalle conversazioni con queste persone ho capito di essere un pò viziato.

Normalmente infatti, le persone che chiamano qui per parlare con me, lo fanno seguendo un processo leggermente più lungo rispetto alla lettura di un semplice articolo su di un sito.

La stragrande maggioranza chiama dopo aver letto almeno 2/3 post di questo blog, o qualche altro contenuto di quelli che si possono ricevere iscrivendosi alla nostra sequenza autoresponder.

In sostanza, la diversità di approccio, di tono, nonchè di contenuti nelle discussioni che sono riuscito ad intavolare con le persone che avevano letto solo l’articolo, rispetto ai lettori del mio blog è stata… da manuale!

Ancora una volta ho provato sulla mia pelle quello che ad esempio scrivevo in post come questo o questo, sul valore e le possibilità concesse alle aziende da un blog aziendale strutturato bene.

Il valore inestimabile di sentir citare delle proprie frasi scritte nel blog e condivise dal proprio interlocutore, o di sentirsi dire “lei in realtà non mi conosce, ma io la conosco bene perchè leggo il suo blog”.

O di sentirsi porre una domanda su un proprio caso studio condiviso nel blog, che ha fatto accendere a qualcuno una lampadina, pensando al proprio caso specifico.

A patto ovviamente che chi legge il blog lo percepisca come una fonte “vera” di contenuti e di pensieri scritti con passione da chi lo cura.

Anche se dal blog stesso traspare chiaramente la strategia commerciale che sta alla base di tutto.

Purchè essa sia chiara e senza secondi fini, in modo che il lettore non si senta preso in giro, ma anzi coinvolto in una potenziale conversazione che gli porta valore.

P.s.: il link per l’intervista è questo qui.

  • http://www.ricercainternet.com/ David

    Naturalmente chi segue il blog sa chi sei e chi legge un tuo articolo lo sa un pò meno, anche se ne viene ben impressionato.
    Rimane sempre perl quel sottile filo di sfiducia che solo i casi concreti possono sfatare…
    Io rimango dell'opinione che non esistono articoli, né blog ben fatti con mille post autocelebrativi o casi che possono benissimo anche essere inventati….che possano tenere tutti testa al solito “passa parola”.
    Su questa cosa sono molto conservatore, lo so.
    Ma se mi metto dalla parte di chi non sa un tubo di web…

  • http://www.lineaedppmi.it/ Luigi

    Sono abbastanza d'accordo con David anche se, standio per esempio ai dati di Eurisko, solo una parte (max 30%9 di utenti legge blog e si fida delle oinioni degli altri in rete.
    Mi chiamo Luigi Ferro e sono responsabile di Ledppmi. Dal punto di vista editoriale posso dire che le case history celebrative hanno fatto un po' il loro tempo. Quello che vince è l'originalità dei contenuti come l'articolo in questione.
    Saluti
    Luigi

  • http://www.l4news.com Matteo Ravagnan

    Ciao Luigi, secondo me è un problema di comunicazione, nel senso che non per forza un caso studio deve essere celebrativo.

    Gli si può benissimo dare un taglio “low profile”.

    Poi come dice David, se uno proprio vuole, è anche possibile inventare di sana pianta dei casi studio o delle referenze….
    Però quello ha più a che fare con la truffa che con la comunicazione, non trovate?

    Non è che un blog aziendale sia la panacea di tutti i mali del nostro pianeta… diciamo che è solo uno strumento in più per la comunicazione aziendale, che consente un approccio diverso rispetto al classico sito istituzionale.

  • http://www.lineaedppmi.it/ Luigi

    Sono abbastanza d'accordo con David anche se, standio per esempio ai dati di Eurisko, solo una parte (max 30%9 di utenti legge blog e si fida delle oinioni degli altri in rete.
    Mi chiamo Luigi Ferro e sono responsabile di Ledppmi. Dal punto di vista editoriale posso dire che le case history celebrative hanno fatto un po' il loro tempo. Quello che vince è l'originalità dei contenuti come l'articolo in questione.
    Saluti
    Luigi

  • http://www.l4news.com Matteo Ravagnan

    Ciao Luigi, secondo me è un problema di comunicazione, nel senso che non per forza un caso studio deve essere celebrativo.

    Gli si può benissimo dare un taglio “low profile”.

    Poi come dice David, se uno proprio vuole, è anche possibile inventare di sana pianta dei casi studio o delle referenze….
    Però quello ha più a che fare con la truffa che con la comunicazione, non trovate?

    Non è che un blog aziendale sia la panacea di tutti i mali del nostro pianeta… diciamo che è solo uno strumento in più per la comunicazione aziendale, che consente un approccio diverso rispetto al classico sito istituzionale.