Caro Matteo, non ci siamo

L’aneddoto che voglio raccontarti inizia con una mail che mi ha inviato il cliente:

Caro Matteo, non ci siamo.
1. Siamo la prima azienda di settore e quella che ne ha rivoluzionato il marketing. Ben venga imparare qualcosa di nuovo da Voi, ma quanto ci avevate mandato faceva c****e. Lavoravamo così 3 anni fa, forse.
2. Se Vi interessa lavorare con noi, le regole comunicative, le necessità e le procedure sono le nostre – in genere succede sempre così quando si è Clienti.
Altrimenti, chiudiamo qua che abbiamo abbastanza fornitori, sufficiente know how e poco tempo da perdere.
Dacci una posizione definitiva.

Grazie
Dott. XYZ
Managing Director
Gruppo XXXXXXXX

A cui io ho risposto:

Ciao XXXXX,
hai ragione, di fornitori disposti a dirvi sempre di si, soprattutto per assumersi meno responsabilità, ne potete trovare quanti ne volete.
Evidentemente non sono riuscito a trasmettervi le logiche chiave delle nostre metodologie.
Noi preferiamo dimostrare una certa rigidità su alcuni aspetti procedurali, ma garantirvi poi il massimo dei risultati.
Infatti, quello che “fa c****e”, come dici tu, è come vi hanno gestito le campagne di lead generation fino ad adesso…
Se vi ho fatto perdere del tempo mi dispiace.
Ti ringrazio per la schiettezza, credo che sia una dote di entrambi: ci ha evitato ulteriori incomprensioni e brutte sorprese in corso d’opera.
Un sincero grazie ed un “in bocca al lupo”,
Matteo

L’antefatto è questo: a Luglio veniamo contattati da questa “primaria società” in riferimento alla gestione delle loro campagne di lead generation.

Il settore è uno dei più competitivi, riservato davvero “ai grossi”.

Analiziamo la loro attuale campagna: una schifezza sotto ogni punto di vista.
La sfida ci piace; esponiamo al cliente la nostra metodologia, tutto bene.

Nel frattempo veniamo contattati dall’account di Google Italia che gestisce il cliente, che si dice felice di poterci affiancare, nel caso avessimo bisogno di qualcosa (no, grazie Mr. Google… in caso chiamiamo noi!).

I problemi iniziano quando il cliente ci chiede, in ossequio alle loro “regole comunicative”, di apportare delle modifiche ai nostri modelli di landing pages.

La risposta te la lascio immaginare! Mai e poi mai…

Nel frattempo, prima di questa mail del boss, ricevo una telefonata del responsabile del marketing operativo, che con diplomazia, cerca di indurmi a più miti consigli.

Il suo messaggio è del tipo: “Ma dai, in fondo ti chiediamo solo qualche modifica grafica e di testo, niente di più… E poi lo sai chi siamo, no… Non vorrai mica lasciarti sfuggire un cliente come noi, vero?”.

Io per l’ennesima volta gli spiego che una campagna di lead generation dev’essere valutata solo per i risultati che porta, e che non ha senso apportare a priori delle modifiche grafiche a modelli di landing pages collaudate (e vincenti) solo per ragioni di branding o simili.

Non è coerente con il nostro modo di operare. Vorrei dire che non sarebbe quasi etico, per un’agenzia che come noi è così focalizzata su questo tipo di metodologie.

Poi ho ricevuto quella mail… che la diceva lunga sul modo di pensare dell’azienda, e sulle nostre possibilità di intraprendere un rapporto di collaborazione diverso da quello del fornitore costretto a dire di si, pena l’allontanamento da corte.

Morale: abbiamo perso un bel cliente… non è la prima volta, non sarà l’ultima (anche se di clienti così grossi non ce ne sono 3000 in Italia…).

E tu che ne pensi? Cosa darebbe più garanzie alla tua azienda?

Se l’agenzia che segue la tua campagna di lead generation ti desse sempre l’impressione di inventare l’acqua calda, o se ti dicesse che la tua campagna viene sviluppata personalizzando dei modelli vincenti, utilizzati con successo in decine di mercati diversi?

P.s.: a proposito di “acqua calda” e “aria fritta”… presto ti mostrerò una novità in tema.

  • vincenzocaiazzo
    Mi complimento, caro Matteo, sopratutto sono daccordo con te, io sono un anziano consulente e ne ho viste di "tutti i colori", ora, nonostante stia facendo sopratutto formazione, continuo a vederne di "tutti i colori". Quando gli imprenditori ritengono di avere la "verità in tasca" è proprio il momento di stare molto attenti anche se sono "grandi", perchè credo che, la grandezza aziendale non dipenda, il più delle volte, dalla capacità manageriale dello stesso imprenditore, ma da coloro che hanno messa in pratica, attuandola, un'idea che poteva essere vincente.
    Credo che mi sarei comportato come te!
    saluti carissimi e buon 2010
    Vincenzo Caiazzo
  • pdlupa
    Mi pare che la discussione tra Matteo e il cliente che definiamo "grosso" sia di lana caprina, ma soprattutto senza postulati che ne diano la misura. Matteo dice che la campagna fa ca..re, su quali evidenza basa la critica? Conosce gli obiettivi che "grosso" voleva ottenere, i risultati che ha ottenuto, che interazione aveva con la communication mix dell'azienda (on e off line). Se non ha risposte a queste fondamentali domanda, bene avrebbe fatto a tacere, soprattutto se voleva fare del new business. Il Dr. XX si firma come AD dell'azienda, quindi si suppone che conosca le risposte ed abbia approntato una strategia idonea agli obiettivi tenendo conto dell'interazione tra on e off line communication. Il Dr. XX, evidentemente seccato del modo in cui Matteo ha esposto le sue ragioni, ha risposto pan per focaccia. Spero che l'AD non creda fino in fondo a ciò che afferma, in quanto l'umiltà è una dote fondamentale dell'AD, e ritengo che se il suo CdA l'ha messo dove sta, evidentemente la possiede e possiede anche l'abilità di verificare ogni idea e di considerarla come buona fino a prova contraria sia che provenga dalla sua azienda sia da un consulente. La mia personale esperienza mi dice che la relazione tra cliente e collaboratore (chi si occupa di strategie o tattiche di comunicazione non è un fornitore, un fornitore è un tipografo non un comunicatore) è lastricata sempre di incomprensioni dovute soprattutto a insuccessi di comunicazione tra i due di cui la più diffusa è l'enunciato non espresso e la mancanza di analisi volte alla comprensione del vero cliente, che non è l'azienda "grossa" ma il consumatore della stessa. Capisco l'AD anche perché in questo settore c'é stato un impressionate calo culturale iniziato da almeno 20 anni, e spesso i cosidetti esperti di comunicazione propongono aria fritta e acqua calda. Capisco Matteo, perché spesso i clienti ritengono di sapere tutto e non danno né tempo né risorse alle agenzie per fare bene il loro mestire. Io per esempio offro un servizio 100 ad un prezzo concordato e i miei clienti, per mancanza di cultura specifica e poca voglia di approffondire, ne utilizzano 10 pur pagando lo stesso prezzo. Concludo col dire che anche una cosa banale, usata bene e al momento giusto può essere sfuggita al cliente, ma può funzionare da dio. Rincorrere l'innovazione o la creatività assoluta spesso non è un plus valore, soprattutto quando il consumatore vuole dell'acqua calda servita in modo differente. Invito tutti a riflettere che il marketing non è una scienza esatta e ricordare la famosa frase di Henry Ford: so di spendere 100 $ in pubblicità, so anche che 50 non servono a niente, ma non sapendo quali 50 servono veramente, continuo a spenderne 100. Buon lavoro e abbassiamo i toni.
  • Ciao, grazie per il tuo commento fiume.
    Alcune precisazioni:

    1. A proposito del "calo culturale iniziato da almeno 20 anni" tra gli esperti di comunicazione, volevo segnalarti che la tua citazione della frase di Henry Ford è sbagliata. La frase in realtà l'ha pronunciata John Wanamaker, magnate americano dei grandi magazzini (http://books.google.it/books?id=Jtj4hCr1vNUC&lp...).

    2. Che il marketing e la comunicazione non siano scienze esatte è vero. Io però in questo blog non parlo genericamente di comunicazione e marketing, ma di web marketing, e per la precisione di direct response marketing, che hanno il vantaggio (e lo svantaggio per alcuni), di fornire sempre risultati misurabili al centesimo. Quindi, se ad esempio dico ad un cliente che la sua campagna non va bene, lo dico solo perchè "oggettivamente" va contro ad alcune delle basi di questo tipo di campagne.

    3. Per mia fortuna, la fase in cui dovevo tacere di fronte ad un cliente che afferma una cosa palesemente errata è finita da un pò di tempo. Con la massima soddisfazione mia e dei miei clienti, che sanno di aver di fronte una persona che li consiglia al meglio, senza troppi condizionamenti!

    Quanto sopra, cogliendo il tuo invito, detto ovviamente in tono sommesso!
    Grazie
  • pdlupa
    Scusa, ma non ho avuto il temo di essere breve. Riguardo al calo
    culturale mi riferivo all'abbandono progressivo dei manager italiani
    nei confronti delle innovazioni e della pragmatica che dovrebbe
    regolare il loro lavoro, siamo ancora al punto che la maggioranza
    crede che il massimo sia uno spot di 30" su canale 5 (esempiuccio).
    1) La frase di Ford l'ho sentita per la prima volta ad una riunione
    della SMEI (Sales and Marketing Executives International) durante una
    riunione a New York nel luglio del 1972, la presi per buona, chissà
    quando Kotler l'ha sentita e quando Wanamaker l'ha utilizzata la per
    la prima volta, ma credo possa essere vera ancora oggi anche nel web
    marketing.
    2) La misurazione al centesimo la puoi avere sul media in termini di
    accessi o respons, ma come fai a misurare quanto hai venduto in più
    (BtoB e BtoC a parte) oppure quante persone hanno cambiato
    atteggiamento nei confronti del tuo brand?
    3) Sarebbe interessare, vista la tua esperienza e il tuo blog, aprire
    una discussione su quale sia la percezione del significato di web
    marketing.

    Grazie a te.
    PD

    Il giorno 23/set/09, alle ore 15:07, Disqus ha scritto:
  • Riguardo al tuo punto 2): il fatto è che far cambiare idea alle persone sul tuo brand non è un compito da affidare ad una campagna di direct merketing...

    Riguardo al punto 3): mi sembrerebbe una discussione un pò troppo vaga, almeno per questo blog, comunque ogni commento a riguardo è il benvenuto.

    Da ultimo: trovo geniale la frase "Scusa, ma non ho avuto il tempo di essere breve".
    La userò anch'io, se me lo permetti!
  • pdlupa
    Non è una frase mia, magari. La frase veniva usata spesso da Ovidio
    quando scriveva di getto. A quei tempi riflettere sui contenuti,
    limare, accorciare, sintetizzare, richiedeva, data la tecnica di
    allora, una riscrittura completa del rotolo. Oggi è tecnicamente
    facile scrivere, ma riflettere su quanto si scrive per sintetizzare
    richiede tempo.
    Ciao.
    PD
  • Mmmmh, ok. Sulle citazioni siamo 1 a 1! Palla al centro... ;-)
  • Grande, Matteo !

    E' un bel po' che ti seguo (nell'ombra... hi hi hi :-) ) : ho imparato molto da te e voglio ringraziarti per questo.

    Non ho mai commentato sul tuo blog ma l'argomento di questo post era cosi' invitante ...

    Anche perche' anche io tempo fa ho perso un cliente (e moooolto importante ...) perche' voleva stravolgere (a modo suo) tutta la campagna che gli avevo strutturato per l'azienda, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione e l'aspetto grafico (quindi praticamente... tutto !).

    Quindi so' cosa significa dire di no ad un cliente importante...

    Ma non me ne sono pentito... anzi... non era in linea con il mio modo di operare, mi avrebbe portato solo preoccupazioni e stress... e soprattutto avrei costruito una campagna che molto probabilmente non avrebbe dato i risultati previsti...

    Non e' questione di orgoglio o di essere "chissa chi" (mi hanno detto anche questo!!!) ma essere coerenti con le proprie scelte e con il proprio modo di lavorare e di comunicare;

    sempre aperti a sperimentare e a testare nuove soluzioni... questo si' (se una cosa funziona si utilizza !) ma non per questo stravolgere la struttura o inserire/cambiare degli elementi solo perche' "non piacciono al Direttore Marketing dell'azienda" (testuali parole ...)

    Penso che ripaghi molto di piu' in termini di soddisfazioni per il cliente e per te stesso.

    Ed e' quindi, per me, la scelta migliore da fare :-)

    Ciao ciao
    Ermes
  • Ciao Ermes, è anche la scelta che alla lunga porta più valore ai clienti che hanno fiducia in te. Per gli altri... pazienza!
  • Caro Matteo...
    mi è piaciuta sia la prontezza di spirito che la cortese ma ferma risposta per difendere le tue idee.
    Non credo affatto che le strategie di un cliente, per quanto "grosso", siano sempre vincenti solo perché hanno un nome che parla da solo...
    Sono tanti quelli che oggi nel mercato ancora cavalcano la cresta dell'onda solo perché sono riusciti a far fortuna quando ancora c'erano le vacche grasse!
    Magari non parliamo di questi signori dei quali non so e non voglio sapere neanche il nome, ma ho avuto 10 anni di esperienza in due aziende altrettanto "grosse" (e non solo in Italia!).
    Ne ho vista tanta di gente dare l'impressione d'inventare acqua calda, solo avendo un "biglietto da visita" di lustro che gli dava spazio e voce anche quando era "sgrammaticato"!
    Certo è, purtroppo, che il coraggio delle proprie idee e la forza delle proprie convinzioni molto spesso non sono capite se non quando ci sono eventi a dimostrarlo. Ma mi sembra di capire che nel vostro caso voi già li abbiate a rafforzare quello che sostenete, quindi: in bocca al lupo anche a voi e... let's keep in touch!
  • Ciao Patrizia, giustissimo il discorso delle "vacche grasse". Grazie e crepi il lupo!
  • alberto
    Matteo ma il tizio in base a quali elementi ha affermato che la sua azienda lavorava così 3 anni fa?
  • Ciao Alberto, credo si riferisse alla grafica della landing page, da lui ritenuta troppo scarna
  • Mi permetto di inserirmi...
    se è di "emozioni" e di "percezioni" che stiamo parlando vorrei condividere una cosa che mi ha insegnato la direttrice di una stimata accademia che ho avuto il piacere di conoscere. Mi ha raccontato che nei loro corsi didattici di grafica, una delle "lezioni" più importanti condotte in classe, era quella di farsi illustrare dai ragazzi la loro "creazione più bella", quella della quale "andavano più fieri" e dopo la presentazione "chiedere di distruggerla e rifare tutto"!
    Immagina la mia espressione quando me l'ha raccontato e lei senza per nulla sembrare sorpresa mi ha spiegato le motivazioni: la cosa più importante che i ragazzi devono imparare nel "rappresentare le emozioni o comunicare delle sensazioni, prodotti ecc.".. è di NON IDENTIFICARSI MAI CON LA PROPRIA CREAZIONE credendo che un rifiuto da parte del "cliente" sia un fallimento personale.
    Questo perché anche un'ottima idea, valutata in un momento sbagliato, può risultare un flop, senza per questo sminuirne lo spessore o la validità...
    Certo non è il solo metodo per arrivare a questa consapevolezza di sé e delle proprie idee, ma è utile per ricordarselo...
    Patrizia
  • Grazie Patrizia, insegnamento utile, anche se per ora non mi è mai capitato di immedesimarmi in una landing page! :-)
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