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19 luglio 2010 — E-commerce
Non è una barzelletta, è un quiz!
Vediamo se conosci abbastanza bene il modo di agire degli utenti nel web a seconda della loro nazionalità!
Prendo spunto da una delle tante piccole storie significative che mi riportano i clienti.
In particolare, chi me l’ha raccontata gestisce uno dei progetti web che abbiamo contribuito a far nascere e crescere; un portale turistico di booking online.
A me piacciono tantissimo questi piccoli aneddoti, perchè, al di la di tante analisi e dati statistici, esprimono bene la situazione attuale nel web.
Allora, dicevamo; settore turismo, booking online, cliente che gestisce alcuni portali.
La scorsa settimana, nel giro di qualche minuto, si vede arrivare tre mail da suoi clienti delle nazionalità scritte nel titolo.
La particolarità sta proprio in questa quasi contemporaneità, che gli ha fatto balzare all’occhio in modo particolare queste tre richieste in mezzo alle molte altre simili che riceve ogni giorno.
Vediamo se riesci ad abbinare la nazionalità corretta ad ogni mail!
La prima diceva qualcosa tipo:
“Buongiorno. Ieri sera, per tv, ho visto una trasmissione in cui il rappresentante di una associazione di consumatori raccomandava, nel caso si volesse prenotare online un soggiorno turistico, di farsi dare il numero di telefono dei gestori del sito, e di contattarli “a voce” prima di effettuare la transazione. Diceva che era una cosa da fare soprattutto se si deve prenotare in certi paesi…”
La seconda diceva:
“Buongiorno, prenotando online sul vostro sito mi sono accorta che dev’esserci stato un problema nella transazione con la mia carta di credito. Per sicurezza vi copio qui sotto tutti i dati della mia carta di credito (certo, non dimentico nemmeno il codice cvv2!). Nel caso la transazione non fosse andata a buon fine, procedete pure ad ad addebitarmi voi l’importo ed a mandarmi conferma!”
La terza era una mail che proveniva dal servizio di fax virtuale che utilizza il cliente:
In allegato c’erano tre fogli, frutto di altrettante stampe di pagine del sito.
Sul primo, quello con la scheda descrittiva dell’offerta, c’erano dei cerchi che evidenziavano alcune parole, con delle frecce che portavano ad alcune domande volanti.
Sulla seconda facciata erano stampati i dati riassuntivi dei prezzi e degli altri dettagli dell’offerta: qui, c’erano alcuni prezzi barrati, con indicate a lato delle cifre che dovrebbero essere state relative agli sconti richiesti dal cliente.
Nell’ultima pagina c’era la presentazione di questa persona, che ci teneva ad autodefinirsi “geologo”, e la richiesta di venir ricontattato con un’offerta formale, sempre via fax.
Allora? Ti sei fatto un’idea?
Indizio: secondo me non è che sia tanto necessario conoscere il web… forse è sufficiente conoscere un po’ il modo di pensare della gente in giro per il mondo!
6 maggio 2010 — E-commerce, Processo commerciale
Da quando scrivo questo blog mai post è stato più atteso.
Tante persone, a quattrocchi, via mail o per telefono, è da un pò che mi chiedono:
“Allora, che fine ha fatto Roberta?”
Giusto per capirci, se non sai di che cosa io stia parlando, dai un’occhiata qui.
Bene, è giunto il momento di dirtelo.
Roberta non chiamerà più.
Non chiedermi se sia stata licenziata, spostata ad altre mansioni, promossa a direttore generale…
Fatto sta, e di questo voglio parlare, che l’azienda non ha ritenuto di dover continuare a vendere attraverso quel processo.
Noi ce ne siamo accorti perchè, ormai coinvolti emotivamente nella faccenda, abbiamo atteso invano la telefonata di Roberta per oltre un mese.
Anche quando il caffè era ormai finito…
Come si sa, la speranza è sempre l’ultima a morire.
Del resto, ormai, anche i clienti a cui non potevamo più offrire il caffè capivano la situazione e portavano pazienza.
Ad un certo punto, sconfortati, abbiamo deciso di chiamare il numero segnalato sulla macchinetta del caffè.
Mai utilizzato in 4 anni… chiamava sempre Roberta…
Senza fronzoli, e con fare sbrigativo, abbiamo ordinato il solito quantitativo di caffè, e poi abbiamo chiesto.
“Quando ce lo portate? Quando siete in zona?”.
A quel punto la seconda, amarissima scoperta.
La voce dall’altra parte ha risposto: “Adesso glielo comunichiamo via mail”.
Ok, aspettiamo la mail:
Gentile Cliente,
La informiamo che l’ordine di prodotti da Lei eseguito è stato processato ed è in corso di spedizione.
Riceverà i prodotti ordinati entro 24/48 ore da oggi attraverso servizio di corriere.
Per qualsiasi problematica concernente il servizio di consegna XXXXXXX Le mette a disposizione i seguenti punti di contatto:
- indirizzo e mail: crm@XXXXXXXX.it
- numero telefonico dedicato: XXXX XXXXXX
Cordiali Saluti,
XXXXX XXXXX
Direttore Operations
XXXXX XXXXX
Ma come? “Servizio di corriere”?
Cioè cioè, avete segato anche l’omino con il furgoncino?
Quello che entrava salutando con “Ehi Mister!?”, quello che da giovane era arrivato terzo ai campionati italiani di biliardino?
Evidentemente si… evidentemente doveva andare così.
Niente finti moralismi; gli affari sono affari, a parte il dispiacere personale, magari sono scelte fatte in modo oculato e strategico, per il bene dell’azienda.
Su questo non posso e non voglio discutere; non sarebbe ovviamente la sede adatta.
Però, per essere concreti, alcune domande secondo me ce le dobbiamo porre:
Era proprio così inefficiente un servizio di reminder telefonico con upsell incluso, come faceva Roberta?
Era proprio il caso di delegare le comunicazioni riguardo alla conclusione di un’ordine telefonico ad una mail così fredda, e con informazioni così generiche?
Era proprio il caso di suggerire come primo mezzo di contatto un’indirizzo mail così generico, che inizia addirittura per “crm@”?
Cosa mi rappresenta il Direttore Operations? Qual è il suo ruolo? Cosa ha a che fare con il mio caffè?
e soprattutto, lui che occupa quella prestigiosa posizione…
E’ mai arrivato terzo al campionato italiano di biliardino?
19 marzo 2010 — E-commerce, Notizie L4, Processo commerciale
Roberta chiama ogni tanto qui in ufficio.
Ha un tono gentile, e una voce anche un pò sexy.
In effetti non so se si chiami proprio Roberta: il nome non me l’ha mai detto… ma io per rendermela più familiare la chiamo così.
Con il tempo le sue telefonate sono diventate quasi un rito, e così siamo arrivati ad un passo dal darci del tu.
“Buongiorno XXXXXXXX, per caso avete finito il caffè? Noi siamo li in zona domani”.
Roberta è l’addetta alle vendite telefoniche del nostro fornitore di caffè per la macchinetta aziendale.
Efficiente e cortese, abile e organizzata, me la immagino dotata di chissà quale software per calcolare il consumo medio di ogni cliente, in modo da riuscire a chiamarlo proprio quando il caffè sta per finire.
Comunicando urgenza (“siamo in zona domani”) e lasciando intendere che un’occasione così va sfruttata per forza (il tono sembra quello di chi dice “si, domani siamo in zona, ma poi chissà quando ricapiterà”).
Ed ecco che quando chiama Roberta gli ordini fioccano copiosi.
Non so se di tutti i clienti: ma i miei si!
Evidentemente Roberta ha anche percepito questa ammirazione (strettamente commerciale, s’intende), che ho nei suoi confronti, e nel tempo credo che mi abbia utilizzato come test per le sue politiche di upsell.
“Ci è appena arrivata la nuova cialda al cappuccino. Ne ho poche e le sto proponendo solo a pochi clienti….”
“Ok Roberta: proviamolo!”
Fatto sta che è da un pò che non sento Roberta…
Per carità, oggi ho controllato, e di cialde ne abbiamo ancora a sufficienza: diciamo che non siamo ancora in riserva, ma poco ci manca.
Quello che mi ha allarmato è che stamattina ho ricevuto questa mail dal nostro fornitore di caffè:
Gentile cliente,
XXXXXXXX ha il piacere di comunicarLe l’attivazione del servizio di ORDINE CIALDE ON-LINE. Per poter accedere a questo servizio basterà collegarsi al sito www.XXXXXXXX.it e selezionare la voce “Ordina le cialde” presente nella home page.
A questo punto basterà inserire il vostro Codice Utente: xxxxxx e la vostra Password: xxxxxx.
Al primo accesso sarete obbligati a cambiare la password secondo le vigenti regole sulla privacy, a compilare i dati anagrafici e ad inserire l’indirizzo mail dove inviare la conferma dell’avvenuto ordine.
Qualora questa procedura risultasse già effettuata sarà sufficente inserire il proprio utente e la propria password.
Qualora volesse ricevere maggiori informazioni, non esiti a contattarci all’indirizzo email: ordini@xxxxxxxxxx.it
In allegato la lettera di presentazione del nuovo servizio.
Tra i contenuti, oltre alle indicazioni per poter usufruire degli ordini on-line, uno speciale omaggio.
Cordiali saluti.
Cioè, cioè, fammi capire?!?
E Roberta? Non mi dire che avete sacrificato quella macchina da guerra delle vendite a distanza sull’altare del web!
Non mi dire che sotto quello “speciale omaggio” (che, tra l’altro è un misero caffè al ginseng…) si nasconde un incentivo agli ordini online volto a mandare a spasso Roberta…
Certo, visto il lavoro che faccio, dovrei essere contento nel vedere gli sforzi di un’azienda tutto sommato legata ad un modello di business old style, verso il web.
Ma visto anche questo mio recentissimo post, chiedo all’azienda in questione:
“Non è che ci siamo lasciati prendere un pò troppo la mano?”.
Occhio, perchè ovviamente tutte queste valutazioni possono essere smentite da un momento all’altro.
Spero vivamente che Lunedì Roberta mi chiami.
Spero che non voglia proprinarmi le cialde di caffè al ginseng nel frattempo invendute… ma spero proprio che mi chiami.
E se non dovesse chiamarmi, all’azienda dico: ho la soluzione per voi… forse siete ancora in tempo… richiamate Roberta!
Proponetele di diventare responsabile delle vendite online di un sito che unisca alla vostra piattaforma di e-commerce tutta una serie di elementi social.
Una chat online con Roberta, un pagina fan in Facebook, un profilo Twitter, la geolocalizzazione con Google Maps degli addetti al rifornimento, la possibilità di commentare il gusto del caffè al ginseng (così forse non lo proporreste più!)…
Troppo avanti? Forse si… ma per Roberta questo e altro!
17 aprile 2009 — E-commerce, Ebay
E’ passato un anno da questo mio post in cui mettevo l’accento su alcune considerazioni preliminari, necessarie a quelle aziende che avessero deciso di affrontare un progetto di vendita su Ebay.
A distanza di un anno, il numero di aziende che ci chiedono consigli e progetti su questo argomento non sono certo diminuite, anzi.
Di diverso c’è il nostro atteggiamento nella risposta, ancora più cauto rispetto, appunto, ad un anno fa.
Ne parlavo proprio l’altro giorno con Nicola: dalle notizie che ci arrivano la situazione competitiva in Ebay si fa di giorno in giorno più difficile.
Cosa tipica di mercati che via via diventano maturi e con players sempre più esperti, anche su Ebay i margini stanno via via diminuendo, a vantaggio di coloro che riescono a realizzare volumi di vendita elevati contando su un’ottima strategia di marketing e su meccanismi logistici e distributivi molto rodati ed efficienti.
Risultato: sempre più difficoltà per i “piccoli” e per i “nuovi” ad imporsi…
Belli i tempi in cui, ad esempio, con la nostra strategia di marketing eravamo riusciti, nell’arco di due mesi, a far diventare un nostro cliente uno dei maggiori powerseller italiani nel mercato dei “box doccia multifunzione”…
Partendo da zero, suggerendogli noi il prodotto da acquistare e vendere, semplicemente sfruttando il fatto che lui già commercializzava prodotti “attinenti al tema”.
Tutto finito dunque?
Direi di no! Altrimenti non avrei scritto questo post.
Ebay infatti può essere ancora oggi sfruttato in modo molto proficuo come canale parallelo a quello di normale e-commerce aziendale.
In questo caso, più per ottenere visibilità che per realizzare grossi volumi o margini elevati, ottenibili invece attraverso un sito web di e-commerce ben strutturato, meglio ancora se supportato da un efficente servizio di call-center per il pre e post vendita.
Ovvio che comunque restano valide le considerazioni di base fatte nel già citato post.
Riassumendo: ecco i punti essenziali della tua lista della spesa per riuscire a sfruttare un sistema di vendita fatto da Ebay + sito di e-coomerce:
Iserzioni Ebay adatte soprattutto a “portar fuori da Ebay” i potenziali clienti
+
Sito di e-commerce con buona conversion (on line + telefono) e meccanismi di lead nurturing
+
Campagna AdWords a supporto del sito
Questo come base, poi ovviamente sono i dettagli che fanno la differenza.
P.s.: causa Pasqua e superlavoro non ho ancora ultimato i casi aziendali da presentare nel blog come richiesto qui. Ogni promessa è un debito, mi serve solo tempo. Nel frattempo non ci annoiamo mica!
16 giugno 2008 — E-commerce
Quando si parla di e-commerce è più probabile che si intenda un sistema online per vendere al dettaglio piuttosto che all’ingrosso.
Ne facevo riferimento qualche tempo fa in questo post.
E’ indubbio però, che molte aziende, così facendo, si precludano interessanti opportunità di sviluppo del proprio business.
Per chiarire: a molti nostri clienti succede, nell’ambito di campagne di web marketing concepite per il b2c, di venir contattati da potenziali rivenditori.
Queste sono opportunità che poi l’azienda deve capire come e se sfruttare.
Io invece parlo di quei contatti e vendite all’ingrosso generati attraverso specifiche campagne di web marketing, sviluppate ad hoc.
Noi di Lemonfour ci siamo resi conto delle potenzialità di questo approccio, quando, circa due anni fa, stavamo seguendo le campagne web marketing per un cliente che proponeva “sistemi di locomozione alternativa” (non posso essere più preciso
).
Il cliente continuava a puntare tutto sul b2c, e non voleva ascoltare il nostro consiglio, cioè di pianificare una campagna rivolta espressamente ai potenziali rivenditori del proprio prodotto.
Quello su cui insistevamo era che, puntando anche al b2c, avrebbe potuto aumentare di molto le proprie vendite, assicurandosi, tra l’altro, una maggior percentuale di acquisti ripetuti nel tempo…
Senza contare che, anche a parità di fatturato generato, avrebbe potuto ridurre notevolmente la complessità organizzativa derivante, ad esempio, da logistica e spedizioni.
Per fargli accettare il tentativo, gli abbiamo allora proposto un accordo commerciale molto aggressivo, basato essenzialmente solo su una parte dei suoi eventuali profitti (attenzione: parlo di 2 anni fa, ormai non facciamo più cose del genere!).
Risultato: dopo quindici giorni di campagna il nostro cliente ha chiuso in vendita una transazione che ha generato un fatturato pari a 5 mesi di vendite b2c…
Acquisendo un cliente che ancora oggi compra presso di lui…
Due precisazioni importanti:
1. E’ chiaro che, nel caso descritto, la campagna proposta era di lead generation, non di e-commerce propriamente detto.
2. La cosa che ha fatto la differenza è stata la capacità del nostro cliente di chiudere in vendita il contatto (e molti altri ancora dopo quello qui riportato)!
Questi sono anche due degli aspetti essenziali che io e Nicola trattiamo in Vendite Web.
Se vuoi maggiori informazioni vedi questo post.
30 maggio 2008 — E-commerce, Siti Web
Date un’occhiata a questo sito:

All’apparenza è un sito come molti altri ma…
Questo sito ha il 27,5% di conversion!
Un’enormità trattandosi di un sito di e-commerce.
La conversion, come già accennato in questo post, è la capacità del sito, di portare i visitatori all’obiettivo che chi l’ha sviluppato si è prefissato: in questo caso la vendita di fiori e affini.
Avere il 27,5% di conversion significa che più di una persona su quattro che visita il sito acquista… un’enormità, appunto!
Allora ho dato un occhiata al sito (potete farlo anche voi cliccando qui).
Cosa rende questo sito così speciale?
La risposta che mi sono dato è: NIENTE!…
Cosa voglio dire?
Che questo sito non ha, come si suol dire, “inventato la ruota”, ma ha applicato in modo molto meticoloso le regole basilari per un ottima conversion!
Non potendone analizzare nello specifico l’offerta commerciale (non mi intendo di fiori!), credo di poter dire che alla base del successo di questo sito ci siano “semplicemente” questi fattori:
1. una grafica pulita e senza troppi orpelli, sfondi chiari, testi scuri;
2. una grande attenzione per tutto il materiale fotografico, sia qualitativa che quantitativa (notate ad esempio che per ogni variante di vaso, c’è la foto corrispondente…);
3. elementi di credibilità posizionati ad arte (notate in alto nella home il link a “hai sentito di noi in radio o tv?”);
4. pochi dati richiesti per completare l’acquisto;
5. un processo di acquisto lineare, semplice e univoco (avete notato che nelle pagine dopo la selezione del prodotto, e fino al check-out scompaiono anche i link alle pagine, e resta solo quello che porta allo step successivo?);
6. elementi di “call to action” (tipo i pulsanti per proseguire con l’ordine) molto evidenti e tutti dello stesso colore che si stacca da tutto il resto;
7. comunicazioni sulla sicurezza dell’ordine sparsi praticamente ovunque
Se vi sembrano concetti banali, tenete presente che la maggior parte dei progetti di e-commerce, sono molto carenti proprio in termini di conversion.
A noi, ad esempio, succede di gestire campagne AdWords per portali di e-commerce che risultano avere problemi di conversion.
Se, da un lato, le performance commerciali migliorano grazie al nostro intervento, alle volte occorre far prendere atto al cliente che l’unico modo per ottenere un sostanziale aumento delle vendite è quello di rivedere il sito in ottica di aumento della conversion.
In pratica fargli vendere di più a parità di visitatori.
Se volete vedere la top ten dei siti di retailer con la migliore conversion questo è il link.
15 aprile 2008 — E-commerce, Siti Web
Curando da molti anni il web marketing di importanti portali turistici, ci siamo resi conto che spesso delle semplici regole di conversion vengono disattese anche da importanti competitors.
Questo è tanto più strano se si pensa che il turismo online è sicuramente il settore più maturo dell’e-commerce.
Visto che negli ultimi giorni siamo particolarmente impegnati nello sviluppo di nuovi progetti in questo settore, volevo segnalare quali sono gli errori che più spesso ci capita di vedere:
grafica:
grafiche troppo complesse non aiutano la fruizione del sito, così come la perdita, nel corso della navigazione, di alcuni elementi essenziali che devono mantenersi fissi da pagina a pagina.
Meglio evitare colori scuri di background, con testi grandi e scritti con caratteri scuri.
Cosa importante: identificate un colore diverso dagli altri per gli elementi di “call to action”!
funzionalità di ricerca:
tools di ricerca (di destinazione, tipo di struttura, periodo dell’anno ecc.) in posizioni poco intuitive e soprattutto mutevoli da pagina a pagina disorientano l’utente.
Spesso non si considera che solo una percentuale trascurabile degli utenti, navigano un portale turistico come se fosse un sito normale.
Quasi tutti sono utenti che entrano con uno scopo ben preciso e con l’idea di almeno un parametro di scelta tra le molte opportunità presenti nel sito.
foto:
sembra banale ma è una delle cose che più mi stupisce: sembra che molti non capiscano la funzione essenziale che hanno le foto nel turismo…
Avete poi provato a notare la differenza di apeal che hanno delle foto “di vendita” da semplici foto “descrittive”? Non parlo di fotoritocchi per coprire magagne… parlo proprio di concetto della foto.
presentazione offerte e statistiche interne:
anche in questo caso la cosa vi sembrerà strana, ma se navigate certi portali con attenzione, vi accorgerete che non hanno pensato di strutturare la presentazione delle varie offerte in modo integrato con le vendite.
Ossia: perchè non prevedere che la disposizione delle offerte possa variare in modo dinamico in base allo storico delle vendite?
In questo modo il comportamento d’acquisto pregresso potrebbe essere utilizzato per aumentare la conversion in modo naturale e dinamico.
processo di acquisto:
qui servirebbe un apposito post (e mi sa che lo farò molto presto).
Per adesso vi segnalo solo l’errore principale, che secondo me è l’eccessiva quantità di dati personali richiesta in fase di login. Abbiamo testato da Google Analytics come, diminuendo i dati allo strettissimo indispensabile, la conversion si alzi invariabilmente.
Un piccolo trucco: alcuni dati possono essere chiesti successivamente all’acquisto vero e proprio (quando “il pollo non scappa più”!), magari via mail…
feedback degli utenti:
da TripAdvisor in poi non si può prescindere dal prevedere nel proprio sito una specifica funzionalità di presentazione dei feedback dei precedenti clienti.
Non esagero… ormai è un canone troppo comune tra gli utenti, non solo nel turismo: è il web 2.0, punto e basta.
Questi i punti essenziali lato struttura del sito.
Discorso ancora più ampio andrebbe fatto nel web marketing; sull’argomento vi segnalo ad esempio questo post.
In attesa di altri aggiornamenti…
10 aprile 2008 — E-commerce, Web Marketing
Riprendo Mauro Lupi, che riprende Ebaystrategies, che elabora dei dati di Forrester…
Tutto per sottorvi una ricerca che analizza i canali di acquisizione clienti nel web.
O meglio i canali (on e offline), che permettono di acquisire clienti online.
Questa è la tabella più significativa:

La cosa che non stupisce, è sicuramente la netta predominanza delle azioni di Search Engine Marketing, nettamente davanti a tutti gli altri canali, compreso il traffico organico.
La sopresa negativa da questi dati risultano essere i programmi di affiliazione, 5 volte meno efficaci del SEM in fatto di acquisizione clienti, e, aggiungo io, anche meno gestibili da un punto di vista strategico ed operativo.
Tutto sommato stupiscono anche gli scarsi risultati dei motori di comparazione prezzi, che fino a poco tempo fa venivano invece, tenuti in maggiore considerazione, anche dai web marketers.
Per il resto, vedo conferme di cose sotto gli occhi di tutti;
lo scarso effetto, sui potenziali clienti online, delle campagne di comunicazione offline;
lo scarso effetto delle campagne banner;
l’attuale “immaturità” dei social network come canale di web marketing diretto;
Ho tenuto da ultimo un dato che prometto di approfondire.
Quello 0% alla voce blog… semplicemente non ha senso!
Indagherò.
Se vi interessa, di vendite online parlavo anche tempo fa, in questo post.
Invece, sui blog per l’e-commerce, vi segnalo questo post di Nicola.
6 marzo 2008 — E-commerce, Ebay
E’ di questi giorni la divulgazione di un’indagine condotta da Research International dalla quale emerge che la presenza di piccole e medie imprese in Ebay Italia sta crescendo a tassi record (+223% rispetto al 2006).
Citando il sito della Reuters:
Circa 4.500 imprese individuali e 2.000 pmi con dipendenti traggono dalle vendite su eBay la loro prima o seconda fonte di ricavi. Il 17% dei proprietari delle pmi (circa 1.000 persone) ha addirittura lasciato la propria occupazione per potersi dedicare a tempo pieno alla nuova attività imprenditoriale su eBay.
…
L’indagine evidenzia anche una serie di vantaggi che l’attività di vendita su eBay porta ai venditori: aumento dei volumi di vendita (per il 47%), raggiungimento di acquirenti internazionali (per il 43%), miglioramento della redditività (per il 27%).
Dalla nostra esperienza diretta devo dire che abbiamo testato quanto Ebay possa rivelarsi un motore eccezionale per le vendite on-line delle PMI Italiane.
Come scrive Nicola in questi post, tuttavia, non tutto è oro quel che luccica.
Se da un lato, infatti, su Ebay vi è la possibilità di fare volumi di vendita di tutto rispetto per l’e-commerce, soprattutto per l’Italia, è altrettanto vero che, prima di illudersi di raggiungere grandi obiettivi, una PMI dovrebbe valutare bene una serie di fattori, tra cui ad esempio:
1. Il prezzo di vendita dei propri prodotti:
alcune aziende che ci hanno chiesto uno studio di mercato Ebay per i loro prodotti non volevano credere che c’erano altre aziende che riuscivano a vendere a prezzi così bassi.
Testuali parole: “Guardate che c’è un errore: è più basso di quanto lo pago io dal produttore…” oppure, giuro: “Sarà merce rubata!”.
2. L’operatività:
nota dolente per molte aziende che pur volendo approfittare del canale Ebay, sottovalutano completamente l’operatività richiesta per seguire con profitto il pre ed il post vendita.
Illuse da una falsa idea di “vendite automatiche” spesso non riescono a strutturarsi a dovere, perdendo di fatto l’opportunità.
3. Cosa vendere:
in Ebay non si può vendere ogni tipo di prodotto.
Spesso ci sentiamo proporre dalle aziende la vendita di merci assolutamente non adatte ad Ebay, per le ragioni più varie.
In questi casi il consiglio per le aziende (e spesso è quello che chiedono a noi di fare), è di verificare preventivamente se il prodotto ha mercato su Ebay.
C’è un vantaggio che spesso molti sottovalutano: i dati di vendita dei concorrenti ci sono tutti e possono essere valutati facilemente… basta saperli cercare!
In sostanza, lungi da me dissuadere le aziende dal progettare un business su Ebay.
Le invito solo ad usare un pò di buonsenso, molta pianificazione e strategia… e magari una Web Agency esperta nel settore.
27 febbraio 2008 — E-commerce
Tempo fa ho pubblicato questo post sull’ e-commerce, che ha generato una serie di richieste e spunti di riflessione da parte di molti nostri lettori.
Ne riporto qui di seguito alcuni (senza indicazioni sugli autori… per loro volontà), riguardo i tre punti chiave che ho anche citato nel titolo di questo post:
Strategia:
“… molte web agency rispondono che non possono e che, anzi, non devono occuparsi loro di strategia, perchè loro non conoscono il mercato del cliente e non sanno se i suoi prodotti si possono vendere…”
In questo caso la mia obiezione è molto semplice, nel senso che le web agency non devono necessariamente conoscere a fondo il mercato del cliente, ma devono assolutamente conoscere il mercato internet.
Non solo. Devono anche saper usare dei semplici strumenti che permettono di analizzare le possibili vendite che si possono ottenere, ovviamente senza entrare nei dettagli dell’offerta commerciale del cliente.
Codice:
“… insomma Matteo, l’impressione è che le web agency vogliano sempre vendere siti molto complessi per guadagnarci sulla programmazione. Sai cosa manca secondo me? La capacità di concepire un progetto a step. La mia impressione è che mi vogliano spennare subito perchè tanto poi sanno che il progetto è destinato a fallire.”
Questa è bella… e molto vera!
Sapeste che faccia fanno certi miei interlocutori, quando, ad esempio, gli suggerisco di iniziare con una piattaforma e-commerce prefatta da 20 $ al mese…
Sono spiazzati dal fatto che un responsabile di web agency gli suggerisca una cosa che non gli porta guadagno.
In realtà poi… li tranquillizzo: a noi in un progetto così va bene guadagnare sulla consulenza, sulla strategia, sul web marketing.
Insomma non siamo ancora una Onlus…
La cosa che ci interessa è che il progetto abbia le migliori opportunità di successo, e che gli investimenti necessari siano calibrati in modo anche flessibile (ad es.: se le vendite non arrivano a causa di scarsa capacità di conversione del sito… si cambia piattaforma).
Web Marketing:
“… siamo poi sicuri che il web marketing serva davvero? Io, con la precedente azienda, ho fatto un sito di e-commerce che vendeva solo quando inviavo la newsletter ai miei clienti, poi facevo AdWords e buttavo soldi non ottenendo niente…”
Beh… e questo non è web marketing, secondo te?
Nel senso che troppo spesso le web agency operano, agli occhi del cliente, una semplificazione a fini commerciali.
Web Marketing = Posizionamento = SEO + AdWords
Sempre per il solito discorso di vendere subito tanti servizi/prodotti con i margini più alti possibili.
Ma questo alla lunga non è di sicuro l’approccio migliore.
Tra l’altro, lo dice una persona che, come me, deve ringraziare AdWords e le metodologie su di esso basate…
Il concetto è che non esistono ricette valide sempre e comunque: la capacità essenziale del web marketer è strutturare campagne usando gli strumenti migliori, in base ad ogni progetto ed in base alla specifica fase in cui si trova il progetto.
Magari anche il tanto criticato e vetusto email marketing.