Marketing del passaparola: falsi miti e vere opportunità

L’ho già detto altre volte; per adesso sono ancora scettico sulle concrete opportunità offerte da social network e strumenti web 2.0 vari, per il marketing aziendale delle piccole e medie aziende.

Non in assoluto, ovviamente, perchè di esempi interessanti ne vedo ogni giorno.

Più che altro, sono scettico relativamente all’attuale possibilità di poter offrire ad aziende di piccole e medie dimensioni, nel b2b, metodologie concrete ed affidabili per aver la certezza di ottenere buoni risultati in tempi non troppo lunghi, e senza il dispendio di chissà quali risorse.

Uno dei falsi miti che ultimamente mi perseguitano riguarda il marketing del passaparola online.

Ossia la possibilità di coinvolgere le persone a cui i nostri contenuti di marketing si rivolgono, in appassionate ed appassionanti discussioni sui nostri prodotti e servizi.

I benefici dovrebbero riguardare in questo caso sia le vendite (e più in generale la visibilità online dell’azienda, spinta dagli utenti stessi), sia il rafforzamento del brand aziendale, ponendo l’azienda in buona luce nei confronti della propria potenziale clientela.

Sto volutamente semplificando di brutto, ma ciò mi serve per fare un esempio concreto e poter dire che secondo me questo approccio nel b2b e per le piccole medie aziende, è tuttora abbastanza irrealistico.

Tuttavia, questo è più o meno ciò che da un pò di tempo le aziende si sentono proporre da consulenti di ogni tipo, aiutati anche dai media.

O almeno è uno degli aspetti della questione che gli resta particolarmente impresso.

A me invece piace proporre un approccio da “marketing del passaparola indiretto”.

Ecco l’opportunità: sfruttare le eccezionali capacità di posizionamento nei motori di ricerca di un blog fatto bene.

Infatti, a differenza di Facebook, Twitter ecc., luoghi di conversazione sì, ma preclusi all’indicizzazione dei contenuti, un blog può fornire uno strumento molto potente e flessibile per mettere in atto, appunto, una strategia di posizionamento molto mirata.

Noi ad esempio consigliamo questo tipo di strategia per posizionare moltissimi contenuti diversi sulle così dette keywords della “coda lunga”, cioè non quelle primarie, dove piuttosto preferiamo usare AdWords.

Un ottimo esempio sono le keywords territoriali, o quelle molto specifiche relative a prodotti o servizi offerti.

Il vantaggio di questo “marketing del passaparola indiretto”, tuttavia, non è solo nella quantità di contenuti posizionabili, ma soprattutto nella loro qualità, o per meglio dire nella percezione che di essa ne hanno gli utenti.

In sostanza: come detto più volte, un blog si presta molto di più ad una comunicazione diretta, spontanea e utile all’utente.

Più utile a destare un interesse reale a chi trova i contenuti del nostro blog nei motori di ricerca, innescando magari proprio un effetto positivo in termini di passaparola.

Un pò quello che succede a me con questo blog, ad esempio quando le persone trovano questo articolo, cercando “consulenza adwords” in Google.

Google + Pagine Gialle: se il buon giorno si vede dal mattino…

Guarda questa immagine:

iinsegne-luminose.jpg

E’ il risultato di una ricerca in Google della frase “insegne luminose”.

Noti niente?

E’ uno dei risultati dell’alleanza tra Google e Pagine Gialle, di cui si è tanto sentito parlare nei mesi scorsi.

Non ho ancora avuto modo di approfondire l’argomento quindi non vorrei dare delle valutazioni definitive.

Fatto sta che già alcune cose mi sento di poterle dire.

Ne parlavamo ieri sera con Nicola.

Secondo me la questione sta un pò in questi termini:

1. Verso lo spam AdWords:

Che valore aggiunto e quali risultati può portare, alle aziende che si affidano a Pagine Gialle per questo servizio, una campagna AdWords così massificata?

Messaggio identico, posizioni simili… una specie di inserzione in Pagine Gialle… appunto!

A meno che la strategia non si affini con il passare del tempo, secondo me questo è un bel tradimento dello spirito di AdWords, e questo a Google non dovrebbe fare molto piacere.

Gli interessi economici in gioco sono sicuramente notevoli, ma forse il danno di immagine non potrebbe essere ancora maggiore?

Se si andasse verso una sorta di spam AdWords, con una pagina fatta di 10-15 annunci tutti uguali, mettendomi nei panni dell’utente che ha compiuto la ricerca, probabilmente non darei grosso peso a questi annunci.

2. Rischi del fai da te:

Se, come nel caso dell’immagine qui sopra, improvvisamente sulle keywords più interessanti entrassero 5-10 competitors in più, il primo effetto certo sarebbe un aumento del costo per click. Poco ma sicuro.

Nel nostro caso, gestendo centinaia di campagne, questo effetto lo stiamo già avvertendo, ma avendo una metodologia solida e campagne ottimizzate ciò non crea a noi ed ai nostri clienti nessun tipo di problema.

Gli annunci e le campagne dell’esempio sono per noi battibili.

Ma che fine faranno gli inserzionisti con campagne non ottimizzate? Saranno disposti a veder crescere i budget che devono investire per ottenere i medesimi risultati?

Saranno spinti ad aderire all’offerta Pagine Gialle, o avranno piuttosto una repulsione verso lo strumento?

3. Opportunità:

A questo punto magari si apriranno nuovi scenari.

Magari Google ovvierà in qualche modo a questa situazione, trovando il modo di non penalizzare i piccoli e micro investitori, che sono poi sempre stati il vero motore del suo business.

O magari l’utente che ha fatto la ricerca avrà la tendenza ad identificare da subito, e quindi a snobbare, gli “annunci spam”, per concentrare la propria attenzione sugli annunci “veri” che sopravviveranno.

Ossia quelli che hanno campagne AdWords fatte come si deve…

Come dici?

Proprio come quelle che facciamo noi?

Si, vabbè… ma magari mi sbaglio!

Maschere veneziane

Qualche giorno fa stavo passeggiando per il mercato di Rialto a Venezia.

Uno dei punti migliori per osservare i vari ambulanti e negozietti che vendono cianfrusaglie a clienti di tutto il mondo.

Tra gli oggetti più richiesti, ci sono senza dubbio le caratteristiche maschere veneziane “made in china”.

A dir la verità ce ne sono anche di assolutamente artigianali, con tanto di certificato e prezzo ovviamente più elevato; ma questo il cliente medio non lo sa di certo.

Forse sospetta qualcosa unicamente vedendo che maschere molto simili possono avere prezzi anche molto diversi, a seconda del negozio nelle quali sono esposte.

Così molto spesso agli occhi del turista è il prezzo fa da discriminante tra prodotto buono e prodotto non originale.

Visto che tanto a Rialto chiunque riesce a vendere qualunque cosa, essendo che di fronte alle vetrine passa ogni anno qualche milioncino di persone, sai qual’è stata la cosa più semplice per chi ha voluto far passare le maschere cinesi per originali?

Falsificare il certificato?

No, molto più semplice: le hanno messe in vendita allo stesso prezzo delle originali!

Problema risolto.

Ora, visto che (purtroppo) non tutto il mondo è Rialto, io mi trovo spesso a dar consigli ai clienti che mi chiedono quale sia la politica di prezzo migliore, rispetto alla concorrenza, quando stanno per iniziare una campagna di lead generation.

Spesso la loro tentazione è di partire puntando su prezzi migliori della concorrenza che trovano on line, come spesso fa chi deve acquisire rapidamente clienti entrando in un nuovo mercato.

In casi come questi in realtà io suggerisco piuttosto di sfruttare al massimo i vantaggi che una campagna di lead generation (come quelle descritte in VenditeWeb) può dare, in termini di strategia commerciale, e di non puntare sul prezzo come unica leva.

Innanzitutto, come a Rialto, quando attivi una campagna di lead generation che funziona, hai la certezza di ottenere contatti di persone interessate alla tua offerta in modo automatico (magari non i milioni che passano per Rialto!),

Quindi puoi permetterti di testare approcci commerciali che mirino a qualificare i punti forti della tua offerta, creando un sistema di vendita più efficiente.

Questo perchè sai che anche se magari non riesci a vendere al potenziale cliente che ti contatta oggi, magari ci risucirai con quello di domani.

Anzi, paradossalmente, se la tua campagna di lead generation funziona molto bene, la tua strategia potrà prevedere di scremare i clienti più interessanti, scegliendo quelli con cui vuoi lavorare.

Se ragioni così, la leva del prezzo non è senz’altro quella che sei costretto a toccare per prima per vendere. Giusto?

L’altro vantaggio è che, come a Rialto, puoi giocarti le tue carte dal punto di vista della comunicazione.

Certo, magari non vendendo un “brand” unico come Venezia, ma utilizzando alcuni strumenti di marketing propri del web (come scrivevo qui), che ti aiutino ad interessare il cliente alla tua “storia”, alle tue caratteristiche distintive.

A tutto ciò che rende unica la tua offerta, molto prima di andare a confrontarla con i concorrenti unicamente sulla base del prezzo.

Con il vantaggio che per aprire un negozio a Rialto, oltre che moltissimi soldi, ti occorre molto, molto tempo, mentre invece una campagna di lead generation la puoi realizzare in tempi brevi e cominciare da subito ad ottenere risultati.

Parla per te

Qualche giorno fa questa mia intervista su argomento Ebay e web marketing è finita in prima pagina LineaEdpPmi.

lineaedp.jpg

Era un’intervista scritta bene, con ironia e la giusta leggerezza, e toccava con buona precisione i temi essenziali che avevamo affrontato con il giornalista (Pino Fondati), nel corso della nostra chiacchierata telefonica.

Il sito in questione fa parte della “galassia” de IlSole24Ore, e mi da l’idea che abbia un buon numero di lettori.

In effetti un primo riscontro l’ho avuto dalle statistiche di accesso al blog, che hanno registrato un qualche aumento.

Ma il riscontro più diretto è stato il maggior numero di telefonate qui in sede, alcune fatte da aziende che dicevano espressamente di aver letto l’articolo.

Bene, dalle conversazioni con queste persone ho capito di essere un pò viziato.

Normalmente infatti, le persone che chiamano qui per parlare con me, lo fanno seguendo un processo leggermente più lungo rispetto alla lettura di un semplice articolo su di un sito.

La stragrande maggioranza chiama dopo aver letto almeno 2/3 post di questo blog, o qualche altro contenuto di quelli che si possono ricevere iscrivendosi alla nostra sequenza autoresponder.

In sostanza, la diversità di approccio, di tono, nonchè di contenuti nelle discussioni che sono riuscito ad intavolare con le persone che avevano letto solo l’articolo, rispetto ai lettori del mio blog è stata… da manuale!

Ancora una volta ho provato sulla mia pelle quello che ad esempio scrivevo in post come questo o questo, sul valore e le possibilità concesse alle aziende da un blog aziendale strutturato bene.

Il valore inestimabile di sentir citare delle proprie frasi scritte nel blog e condivise dal proprio interlocutore, o di sentirsi dire “lei in realtà non mi conosce, ma io la conosco bene perchè leggo il suo blog”.

O di sentirsi porre una domanda su un proprio caso studio condiviso nel blog, che ha fatto accendere a qualcuno una lampadina, pensando al proprio caso specifico.

A patto ovviamente che chi legge il blog lo percepisca come una fonte “vera” di contenuti e di pensieri scritti con passione da chi lo cura.

Anche se dal blog stesso traspare chiaramente la strategia commerciale che sta alla base di tutto.

Purchè essa sia chiara e senza secondi fini, in modo che il lettore non si senta preso in giro, ma anzi coinvolto in una potenziale conversazione che gli porta valore.

P.s.: il link per l’intervista è questo qui.

Posso scrivere che siamo leader di mercato?

No, non è che voglio scriverlo io.

E’ una delle domande che alle volte mi fa qualche cliente che non ha ben capito il senso e le logiche di una campagna di lead generation così come la proponiamo noi.

Gli errori più facili da commettere sono infatti due: uno riguarda la comunicazione, l’altro la strategia

Errore di comunicazione:

E’ quello di scrivere la pagina pensando troppo alla tua azienda e poco al cliente: è la classica comunicazione di tipo istituzionale, per la quale ogni azienda è “leader del proprio mercato” (…appunto!).

Di sbagliato c’è che chi scrive una pagina così non sta pensando ai bisogni ed alle necessità della persona che ha trovato la pagina, magari partendo da una ricerca nel web.

Una buona pagina deve essere scritta in modo da non perdere il focus su quello che desidera chi la sta leggendo, descrivendo non tanto l’azienda che offre il prodotto o servizio oggetto della campagna, ma spiegando come questo prodotto o servizio risponda proprio alle esigenze del lettore.

Nel nostro videocorso VenditeWeb, ad esempio, spieghiamo le regole fondamentali per scrivere delle pagine che abbiano la capacità di convincere razionalmente il lettore al contatto, introducendo al contempo degli elementi emozionali alla nostra comunicazione.

Errore di strategia:

E’ quello di considerare la campagna come se debba essere fatta da 1 annuncio e 1 landing pages.

Mi spiego con un esempio banale: ammettiamo che ci sia un’azienda che abbia un prodotto adatto ad essere venduto sia ai privati che alle aziende.

Una campagna di lead generation ben fatta non deve avere una pagina unica che dice “Questo prodotto è adatto sia ai privati che alle aziende“, ma due pagine distinte, che presentino gli specifici benefici che un privato ed un azienda possono ottenere dal prodotto.

La discriminante chi-vede-cosa, la fa la campagna AdWords, con annunci del tipo: “sei un azienda che cerca il prodotto xxx? abbiamo la soluzione per te” oppure “cerchi il prodotto xxx per casa tua? clicca qui e scopri la nostra offerta“.

Mi scuso con i più assidui lettori di questo blog (e con tutti gli esperti in ascolto…) per la banalità dell’esempio, ma vi assicuro che l’ultimo ragionamento del genere l’ho fatto con un importante cliente non più di 10 giorni fa.

Ecco quindi che l’importante per una campagna di questo tipo diventa saper concepire ed utilizzare in modo strategico ed unitario tutti gli strumenti a nostra disposizione (AdWords + Landing Page).

A questi va poi aggiunta la strategia commerciale… per arrivare a quel “sistema di vendita” che illustriamo in VenditeWeb.

Ma vaffanguru va’!

Qualche giorno fa mi passano una telefonata che è andata più o meno così:

“Parlo con Matteo?”

“Si, buongiorno”

“Buongiorno Matteo, la chiamo perchè vorrei parlarle di un mio progetto web. Lei è un guru, vero?”

“No, mi dispiace, ha sbagliato numero”

“Ma come? Guardi che il suo nome me l’ha dato un mio amico che ha un’azienda e la segue sempre nel blog”

“Mi fa piacere, vuole che facciamo due parole sul suo progetto?”

“Beh no… cosa vuole… io vorrei proprio lavorare con un guru…”

Ecco, parola più parola meno il senso era proprio questo.

L’ho già detto e scritto che il mondo è bello perchè è vario, ma questa storia dei guru nel web marketing non la capirò mai davvero fino in fondo…

Per carità, è ovvio che l’argomento ha molti risvolti emozionali, che si prestano alla creazione di “miti e leggende”, soprattutto nelle sue connotazioni più di massa (guadagnare con il web, misteriose tecniche di posizionamento dei siti, la formula magica dell’algoritmo di Google), ma in realtà sotto sotto tutto si basa su freddi e aridi numeri…

Non c’è niente di più misurabile e spiegabile razionalmente di una metodologia di web marketing.

E se a qualcuno fa gioco alimentare questi “miti e leggende” quasi sempre è perchè, per strategia commerciale, conviene non dire mai fino in fondo che, in buona sostanza, non ci sono grossi misteri nel web…

E che anche gli strumenti che si utilizzano per portare al successo un progetto, molto spesso sono alla portata di (quasi) tutti.

La differenza la fanno la strategia e l’esperienza, non le alchimie.

A me, ad esempio fa sempre molto piacere quando uno strumento o una tecnica che noi già usiamo diventa di dominio più o meno pubblico.

Primo perchè è probabile che noi, grazie a Nicola, stiamo già testando una cosa nuova; secondo perchè sono coloro che hanno la curiosità e la voglia di fare il primo passo che poi hanno anche il coraggio e la necessità di fare i successivi.

A condizione che abbiano avuto soddisfazioni dal primo passo fatto!

E’ successo così anche per VenditeWeb,

Quando abbiamo deciso di condensare in un videocorso gran parte delle nostre metodologie ed esperienze, qualcuno ci ha detto che sicuramente non avremmo avuto nessun interesse a renderle pubbliche.

O peggio, che vi avremmo inserito solo quelle che non portano risultati.

Per i motivi detti sopra, invece, è vero esattamente il contrario.

Ecco perchè, a proposito di guru e scienziati, e soprattutto a proposito della varietà di opinioni che ci sono al mondo, ripesco dall’archivio questa mail di accuse che ho ricevuto un pò di tempo fa.

E’ la mail di una persona che, non so se per brutte esperienze pregresse, o solo per sfiducia verso “la categoria”, si è sentita in dovere di scrivermi le seguenti considerazioni:

La “scienza” della indicizzazione sui motori di ricerca, dell’aumento del traffico, della ottimizzazione dei codici etc etc, così come viene presentata oggi da TUTTE (indistintamente) le aziende che offrono consulenze in questo campo, a mio avviso alla luce odierna assomiglia molto alla “scienza” dell’oroscopo (es: può andare bene, se va bene…
in realtà le previsioni sono impossibili e se non funziona non è colpa di nessuno… D’altronde diceva Don Ferrante nei Promessi Sposi “La vera cagione della peste è nella fatal congiunzione tra Giove e Saturno…”).

Morale: se mi vedete per strada, vestito da guru, che fermo le persone per fargli l’oroscopo, datemi un antivirus.

Cacciatore o pescatore?

La differenza principale tra un cacciatore ed un pescatore è che il primo, quando ha inquadrato la preda nel mirino, deve cercare di fare centro subito, prima che questa scappi, mentre il secondo può permettersi di lavorare con tempi più lunghi, attendendo pazientemente che sia il pesce ad abboccare alla sua lenza.

Personalmente non sono a favore della caccia.

In più capirai che, essendo veneziano, ragionare in termini di pesca mi suona molto più familiare!

Ecco quindi che, citando anche l’ottimo Gianluca Diegoli, anch’io sono convinto che:

il vecchio marketing è la caccia, mentre il nuovo marketing è la pesca

In particolar modo, nella mia visione ed esperienza, un certo tipo di web marketing, ed un certo tipo di sistema di vendita che ne può derivare, sono perfettamente in linea con una mentalità “da pesca”.

Nelle campagne di lead generation online ad esempio, il paragone con il pescatore è ovvio, nel senso che attraverso questo sistema sono i potenziali clienti che, cercando sui motori di ricerca informazioni su prodotti e servizi di loro interesse, trovano degli annunci che parlano, tra le altre, della tua offerta, e decidono di contattarti.

Ecco, questo è il momento in cui chi deve gestire commercialmente questi contatti commette l’errore che più spesso vedo fare…

Si dimentica di essere un paziente pescatore e ricomincia a fare il cacciatore!

Ossia crede che debba sparare subito tutte le proprie cartucce, conducendo la trattativa commerciale in modo molto aggressivo, seguendo nel breve periodo solo i contatti più interessanti e tralasciando completamente la cura di tutti gli altri.

In questo comportamento io ci vedo due errori di fondo: uno di posizionamento commerciale, l’altro di parziale utilizzo di tutte le potenzialità della tecnologia internet.

Per errore di posizionamento intendo l’incapacità di gestire commercialmente i contatti acquisiti “automaticamente” dal web, secondo un criterio diverso, che faccia aumentare le possibilità di successo commerciale.

Ne ho parlato molte volte in questo blog: per sapere cosa intendo, ad esempio, dai un’occhiata a questo post.

Per parziale utilizzo di tutte le potenzialità della tecnologia internet, invece, intendo il mancato utilizzo di strumenti di lead nurturing.

E’ un dato di fatto: una campagna di lead generation può generarti ogni mese molte richieste di contatto, molte delle quali sono “condivise” con altri tuoi competitors e molte delle quali provengono da persone che sono al primo stadio del loro processo decisionale.

“Fare il cacciatore” e basare il proprio successo commerciali solo sui leads che possono essere portati da subito all’acquisto, non vuol dir altro che ridimensionare notevolmente i risultati che la campagna di lead generation potrebbe portarti se integrata in un più ampio sistema di vendita.

Questo, ad esempio, è esattamente quello che illustriamo e suggeriamo con esempio pratici in VenditeWeb.

Ma cosa stai facendo, Signor Google?

Caspita, sono costretto ancora una volta, nel giro di poco tempo, a ritornare a parlare di branding online (l’avevo già fatto qui).

Lo faccio perchè nel giro degli ultimi 15 giorni ben tre dei nostri clienti (o potenziali clienti) mi hanno parlato in modo non troppo favorevole delle loro esperienze nei contatti diretti con Google Italia.

Il fatto è che, a detta di questi miei interlocutori, Google Italia “vende” in modo sbagliato l’utilizzo del mezzo AdWords, proponendolo più come uno strumento di rafforzamento del brand online delle aziende, che come uno strumento di direct response marketing.

Vuoi un esempio? Leggi questo post del blog ufficiale di Google Italia…

La strategia commerciale che sottende a tutto ciò è stata ben chiara da subito anche a questi miei clienti, che pure non sono per niente degli addetti ai lavori.

L’impressione è che Google Italia intenda proporre un utilizzo di AdWords che ne ottimizzi la spesa… per Google Italia!

Cioè che faccia spendere il più possibile in click al cliente, alla faccia della resa della campagna.

“Ovvio!”, potrai dire, ma occhio perchè in realtà a me sembra che non sia per niente scontato che Google Italia, utilizzi una strategia commerciale così miope.

Insomma, io al Signor Google mi permetterei di dire:

“Ma come? Hai inventato il sistema di Direct Marketing più perfetto che si poteva inventare, misurabile e analizzabile fino al centesimo di euro e alla virgola di keywords, e lo vendi come se fosse l’ultima delle inserzioni su una rivista o il più stupido degli spot radio?”

In realtà in passato, per conto di un altro cliente, ci era già capitato di intervenire su campagne create direttamente dal personale di Google Italia, per riportarne il rendimento sulla retta via.

Allora però avevamo catalogato l’episodio come un caso sfortunato, capitato ad un cliente che magari era stato assegnato ad un gestore non proprio espertissimo.

Adesso invece gli indizi diretti che ho a disposizione (per non parlare di quello che comunque si può leggere online da varie fonti), cominciano ad essere abbastanza per farmi pronunciare un bel:

“Peccato, Signor Google!”

P.s.: se ancora non l’hai fatto, ricordati di diventare nostro fan nella pagina di Lemonfour in Facebook, stiamo preparando delle iniziative esclusive per testare alcune idee…

Iniziano gli esperimenti…

Vabbè dai, era ovvio che prima o poi dovesse accadere.

Oggi ho creato la pagina Lemonfour in Facebook.

Alt, fermo li… ti dico subito due cose importanti prima di proseguire con il post:

    1. Beh, innanzitutto fai in modo di diventarne fan… altrimenti tutto quello che leggerai più oltre potrebbe perdere di significato.
    2. Per adesso non abbiamo cambiato idea sul marketing nei Social Network

Ok, detto questo facciamo un punto e a capo per mettere in chiaro un pò di cose.

Innanzitutto, senza annoiarti, ti dico la mia opinione al volo sui Social Network, ovviamente intesi come strumento di web marketing.

Sicuramente interessanti, sicuramente in enorme espansione, sicuramente ancora poco attraenti per noi…

Poco attraenti nel senso che fino ad ora non siamo riusciti a focalizzare una metodologia di web marketing che si possa proporre con efficacia ai nostri clienti, prima ancora che essere attuata per noi stessi.

Con “efficacia” ovviamente intendo “con la ragionevole certezza che possa portare buoni risultati, certi e misurabili”.

Il tutto per non fare la fine di coloro che si stanno inventando “Social Network Strategic Consultant” o cose del genere (se fossi un tipografo mi rifiuterei di scrivere una cosa del genere su un biglietto da visita ;-) ).

Mancanza di certezza e misurabilità dei risultati, un tipo di marketing eccessivamente time spending per una piccola e media impresa, poche opportunità di sistematizzare le metodologie in modo semplice… praticamente tutto l’opposto di quello che stiamo dicendo da 5 anni ai nostri clienti!

Tuttavia da un pò di tempo stiamo ricevendo anche segnali di segno opposto.

Primo fra tutti il fatto che da qualche settimana anche in Italia, Facebook permette un targeting demografico per il proprio programma di annunci (ossia la possibilità di far apparire i propri annunci a pagamento a tutti i profili di utenti che hanno determinate caratteristiche di sesso, età, provenienza ecc.).

Poi alcune cose che Nicola ha visto applicate negli USA, e che riteniamo ragionevolmente proponibili anche qui da noi.

Insomma, anche parlando tra di noi, ci sembra arrivato il momento di cominciare gli esperimenti per arrivare a poter proporre ai nostri clienti una buona “Metodologia di Web Marketing per Social Network in Salsa Lemonfour“.

Ovviamente ti terrò aggiornato.

Come e dove? Beh, ovviamente su questo blog, ma anche grazie alla nostra pagina Facebook!

A proposito: come detto, tutto questo è un esperimento, quindi non mi preoccupo di eventuali cavolate fatte in questa fase… e soprattutto accetto suggerimenti e consigli!

Ecco quello che ti avevo promesso: il caso studio video

Ecco il video con il caso studio di cui abbiamo parlato qualche tempo fa in questo post.

Come spiego anche nel video, ho scelto di presentarti un caso secondo me interessante in quanto mi ha dato modo di toccare molti degli argomenti trattati più volte in questo blog.

Come vedrai, nel video si parla di lead generation e di e-commerce, di vendite al dettaglio ed all’ingrosso, dei ritorni delle campagne di direct response marketing via web e del costo di acquisizione cliente rapportato al valore del cliente nel tempo.

Ti suggerisco di non soffermarti troppo sulla valutazione dei singoli elementi specifici del caso in se, ma di cercare di cogliere gli aspetti maggiormente affini alla tua situazione o a quello che hai in mente.

Ecco il video:

P.s.: se vuoi avere a disposizione altri casi studio ed informazioni più dettagliate sulle nostre metodologie, ti ricordo che puoi acquistare VenditeWeb