Ecco come sfruttare anche i parenti…

Quando sono a casa non parlo quasi mai di lavoro.

Questo ha due vantaggi: il primo è che mi rilasso, il secondo è che, quando ne ho bisogno, posso usare i miei parenti come “cavie” per alcuni test di web marketing, senza che sappiano a priori in cosa li sto coinvolgendo.

Devo dire che visto che il più grande dei miei figli ha 3 anni, la scelta della “cavia umana”, almeno di non avere qualche altro parente o amico in visita, è sempre obbligata: mia moglie Valentina.

Per capirci: niente di esagerato, magari 10 minuti al mese… altrimenti non credo che si dimostrerebbe troppo collaborativa!

Ovviamente quando lanciamo una campagna o un sito, utilizziamo una serie ben precisa di test e di dati di ritorno basati su statistiche di navigazione (ad esempio Google Analytics), statistiche sulla resa della campagna (da Google AdWords), nonchè una serie di osservazioni personali fatte da noi addetti ai lavori o dal cliente.

Tutti i dati numerici fanno la felicità soprattutto di Nicola, appassionato di riscontri oggettivi, che sicuramente sa interpretarli molto meglio di me.

Io invece non riuscendo (anche per pigrizia) a “spremerli” fino in fondo, preferisco un feedback più umano, meno preciso e assolutamente relativo, ma che mi dia la reale sensazione di calarmi nei panni di chi usufruisce dei prodotti o servizi da noi promossi.

In questi anni ho chiesto a Valentina di cimentarsi nel web in acquisti di ogni tipo (dagli impianti ad osmosi inversa ai box doccia con idromassaggio, dagli integratori alimentari alle attrezzature per studi medici, da prenotazioni turistiche in ogni parte del mondo a oggetti in vetro).

Oppure - e questo credo le sia costato anche più fatica - l’ho costretta a fingersi un potenziale lead interessato a maggiori informazioni su qualche prodotto o servizio (chessò, per esempio un impianto per autolavaggio piuttosto che un mutuo, uno stand fiera piuttosto che un corso di ricostruzione unghie, un investimento immobiliare all’estero piuttosto che uno stock di camicie).

Non le chiedo un parere a voce, mi basta osservare come si comporta davanti alle pagine del sito o davanti alle landing page.

Devo dirti che quasi sempre da queste osservazioni empiriche nascono delle riflessioni interessanti, e qualche volta è successo di scoprire delle vere e proprie “uova di colombo”.

La morale di tutto ciò?

Quando crei una pagina, un sito, o più in generale concepisci una tua strategia web, verifica la resa dei vari elementi non solo dalle statistiche, ma anche da esperienze di navigazione reali, compiute da terze persone!

Curiosità: sai l’ultima pagina che ho fatto testare a Valentina?

Eccola qui

Vediamo se anche tu arrivi alle stesse valutazioni a cui sono arrivato io!

4 commenti ↓

#1 David on 11.28.08 at 5:43 pm

Anche io faccio la stessa cosa con mia moglie ^_^ e anche nel mio caso escono idee interessanti.
Per quanto riguarda la pagina che hai fatto testare a Valentina…mio parere:
1) il carattere del titolo in alto “not simply….” è poco leggibile.
2) la pagina è un pò troppo piena di informazioni che a mio avviso confondono il cliente.
Ma per saperne di più dovrei far testare la pagina anche a mia moglie…ahahhah ^_^’

#2 Matteo on 11.28.08 at 5:54 pm

Grande David!

Allora le mettiamo in contatto per creare l’associazione “Mogli vittime del Web”!

#3 Fede on 11.28.08 at 6:26 pm

Matteo a che conclusioni sei arrivato tu?

#4 Matteo on 12.01.08 at 12:50 pm

Ciao Fede,
è un discorso un pò lungo, perchè dovrei partire dall’analisi della pagina che era online prima delle varie modifiche apportate.
Ovviamente le conclusioni di cui parlo riguardano molto marginalmente l’aspetto estetico, mentre si concentrano sugli aspetti relativi alla conversion del sito.
Magari ci dedicherò un post ad hoc più avanti, perchè ci sono alcuni spunti interessanti.
Come anticipazione ti dico di dare un occhio all’evidenza (quasi “eccessiva”) che alla fine si è deciso di dare al motore di ricerca della disponibilità in alto…

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